Cerasuolo, il rosa d’Abruzzo non ha timore del tempo

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Cerasuolo è l’aggettivo che indica il colore della ciliegia. Cerasuolo è anche un sostantivo e in questo caso indica un vino abruzzese, dal colore della ciliegia nelle sue diverse fasi di maturazione, il Cerasuolo d’Abruzzo. Un vino rosa che può arrivare a trasfigurare nel rosso leggero. Vino di una terra di colline e di montagna che “sanno” che là in fondo c’è il mare. Tra i più tradizionali interpreti del vino rosa che abbiamo in Italia.

Bene, molto bene ha fatto il Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo a organizzare, al Vinitaly, una piuttosto clamorosa verticale di Cerasuolo d’Abruzzo, definendolo “un rosa senza tempo”. Badate alla definizione. “Un rosa”, perché il Cerasuolo è appunto un vino rosa, non un “rosato”, termine che appartiene ad altre denominazioni d’origine, e come esiste tra i vini il rosso e il bianco è giusto che esista anche il rosa, idea questa coniata – giusto attribuirgliene la paternità – da Luigi Cataldi Madonna, che è, guarda caso, anche tra i massimi interpreti del Cerasuolo d’Abruzzo. E “senza tempo”, perché le caratteristiche del Cerasuolo e dell’uva che ne è genitrice, il montepulciano d’Abruzzo, sono tali da conferirgli consistenti doti di longevità. Ho detto poi “clamorosa”, di questa verticale, perché si è bevuto – sì, bevuto, bevibilissimo – Cerasuolo che datava dal 2006, e se n’è avuto nel calice un altro persino quarantenne. Cose che fanno bene al vino rosa, a tutto il vino rosa.

Qui di seguito riporto qualche nota sui vini assaggiati. Non metto alcun punteggio, perché non avrebbe senso attribuirne, giacché troppa diversità di età vi era tra le bottiglie stappate, e dunque troppo diversi avrebbero dovuto essere i parametri di riferimento, e non vi può in ogni caso essere un contronto diretto, come potrebbero invece far pensare dei numerini.

Zaccagnini, Cerasuolo d’Abruzzo Myosotis 2016. Eccola subito, la ciliegia croccante, e poi un che di pesca, di susina succosa. La pepatura innerva il sorso. La freschezza è giovanile.

Fattoria Buccicatino, Cerasuolo d’Abruzzo 2016. Il profilo fruttato è dominato dalla ciliegia, polposa e croccante, l’anima del montepulciano. Il sorso, quasi da rosso, è piccante di pepe.

Tenuta I Fauri, Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2015. In forma spettacolare. Scattante, nervoso, speziatissimo, salato e dinamico. Il tannino, calibrato, è incessantemente sotteso.

Praesidium, Cerasuolo d’Abruzzo 2013. L’indole è d’immediato montanara e appare quasi riottosa ad aprirsi. Ha nervosa tensione, e l’allungo apre a nuance di erbe alpestri e al sale.

Emidio Pepe, Cerasuolo d’Abruzzo 2010. Rusticamente terragno, fonde alla perfezione, con lunghezza, il tannino, che è ben saldo, e la succosità acidula del frutto. Complesso e fascinoso.

Nicola Di Sipio, Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo 2008. Ha vene evolute di tamarindo e nocino e di fiori essiccati e cuoio, e tuttavia ha pure, in costanza, un che di solare nel presentarsi.

Cataldi Madonna, Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo Piè delle Vigne 2006. C’è il passo montanaro e il sale delle brezze marine, l’austerità del pellame e una freschezza indomita. Bello.

Valentini, Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo 1979. Oh, già, a quarant’anni di bottiglia non cercate il fruttino o il pepe. Ha invece l’intonazione nostalgica di una giornata al crepuscolo.


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