Dicono i sacri testi che ci sono i vitigni aromatici (che sono pochi), i semiaromatici (che sono un po’ di più) e i vitigni neutri (che non ho mai capito come facciano a essere neutri). Dice qualcun altro che questa ripartizione non ha senso, perché tutti i vitigni sono aromatici a modo loro, ossia ciascun vitigno ha il proprio “timbro aromatico”.
Pur sapendo che quest’affermazione scandalizzerà gli agronomi e gli enologi e i cantinieri di scuola classica e di stretta osservanza normativa, io dico che la faccenda del “timbro aromatico” proprio di ciascun vitigno la sottoscrivo in pieno, e ora mi tocca svelare chi è che questa cosa l’afferma.
Ebbene, trattasi di Luca Gardini, funambolico e geniale narratore del vino. Gliel’ho sentito dire di recente in Franciacorta, e per me è stata una liberazione. Perché finalmente ho trovato chi ha rotto il tabù. Certo, le norme e la teoria dicono altro, ma non è che me ne importi granché. Dico che ha ragione Gardini, e ogni vitigno parla la propria lingua aromatica, vivaddìo.


