Senza Luigi il mondo è meno rosa

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Nelle ore scorse, parole di elogio per Luigi Cataldi Madonna, che ci ha lasciati ieri, com’è logico che sia per una di quelle figure che hanno segnato con il loro pensiero e la loro azione la rinascita del vino abruzzese e italiano, la riscoperta del vino Pecorino, il rilancio del Cerasuolo d’Abruzzo. Per me, resta l’uomo del vino rosa, ed è così che lo voglio ricordare.

Luigi fu colui che per primo chiamò “rosa” quel meraviglioso caleidoscopio italiano che è composto dai Rosati tradizionali del Sud, dal Chiaretto gardesano e ovviamente dal Cerasuolo d’Abruzzo. Il suo ragionamento aveva il rigore del filosofo militante che era: se c’è il vino rosso e c’è il vino bianco, allora c’è anche il vino rosa.

Me ne parlò, di quell’idea, all’inizio dell’estate del 2018, quando mi invitò dalle sue parti, assieme a pochi altri che rapprentavano le realta consortili dei vini rosa storici dell’Abruzzo (il Cerasuolo), della Puglia (il Salice Salentino Rosato e il Castel del Monte Bombino Nero), della Lombardia (il Valtènesi) e del Veneto (il Chiaretto di Bardolino, del quale mi occupavo a quel tempo e per il quale avevo strutturato, con il presidente consortile Franco Cristoforetti, il cambio di passo che venne chiamato un po’ da tutti la rosé revolution). L’idea di Luigi (la foto che si vede in quest’articolo è quella che gli scattai proprio in quell’occasione) era quella di costituire una forma di coordinamento tra il Nord, il Centro e il Sud del vino rosa nazionale. Da quell’incontro sarebbe poi scaturito, in altre riunioni successive, l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano, che toccò a me battezzare, proprio in onore del guizzo creativo di Luigi, Rosautoctono. Della nascita di Rosautoctono si parlò molto, e organizzammo alcuni appuntamenti, che vennero accolti con favore dalla stampa e anche dal pubblico. Pareva che fossimo davvero alla vigilia di un rinascimento rosatista italiano. Al nucleo originario si aggiunse la Calabria (col Cirò Rosato). Purtroppo, non è andata del tutto come speravamo, ma sono convinto che il seme gettato da Luigi Cataldi Madonna sia destinato a rifiorire.

Qui sotto riporto quel che scrissi nel giugno del 2018 a proposito di Luigi e della sua invenzione, immaginifica, del vino rosa. Sono poche righe, perché già stavamo ragionando, assieme, dell’Istituto da fondare, e non volevo scoprire le carte. Però mi sembrava giusto mettere un punto fermo, e lo misi, perché fosse chiaro che l’idea, quella bellissima idea, era sua, tutta sua. E adesso vado ad alzare un calice in suo devoto ricordo. Ovviamente, un calice di rosa.

Il vino è bianco o rosso? Allora c’è anche il vino rosa

Luigi Cataldi Madonna fa Cerasuolo in Abruzzo e lo fa gran bene e ha una passionacccia per il mondo del vino rosato, solo che non lo vuole più chiamare “vino rosato” e probabilmente ha ragione. Lui lo chiama “vino rosa”. Il suo ragionamento non fa una grinza: “La gente parla di vino bianco e di vino rosso e allora è arrivato il momento che parli di vino rosa. Non di rosato o di rosé, di vino rosa. Se l’altro vino è bianco o rosso, bisogna parlare di vino rosa”.

Mica facile cambiare convinzioni radicate, ma Cataldi Madonna non ha torto proprio per niente. Prendetela come una provocazione, se volete, però è proprio ora di sdoganare il vino dal colore rosa e di dargli finalmente la stessa dignità che viene attribuita ai vini di colore diverso.