Il vino si chiama Lodovico e proviene dalla costa toscana. Come produttore, in etichetta è indicato l’acronimo M.L.A. Sta per Marchese Lodovico Antinori. Ha una storia particolare e dimostra che le cose accadono grazie al binomio tra visione individuale e incontri che giungono a marcare dei precisi momenti, delle svolte o delle conferme delle proprie scelte. Nel caso di Lodovico Antinori, mi limito a citarne alcuni, i più interessanti per le implicazioni che ne sono derivate.
Inizio da Andrei Tchelitcheff, biologo nato a Mosca e poi chiamato in Usa nella Napa Valley per occuparsi della proprietà Beaulieu Vineyard. Fu uno degli artefici del successo dei vini di Napa. Lodovico Antinori lo invitò in Toscana. Il consiglio che gli diede Tchelitcheff fu di investire nel territorio bolgherese. Da questa scelta nacquero vini celebrati come Ornellaia e Masseto.
Il secondo nome è quello di Michel Rolland, notissimo e controverso enologo di Bordeaux. Da sempre grande appassionato ed esperto di merlot (la famiglia aveva una delle più importanti proprietà di Pomerol), Rolland fu chiamato da Antinori a occuparsi del progetto Masseto, per poi dedicarsi anche allo sviluppo dei vini di Ornellaia, della Tenuta di Biserno e infine della Tenuta del Nicchio.
Della Tenuta del Nicchio, la cui responsabilità è oggi nelle mani di Sophia, la figlia di Lodovico Antinori, provengono le uve del Lodovico.
Il vigneto è tra Bolgheri e Bibbona. La parcella si compone di sei ettari ed è all’interno del più grande vigneto Bellaria, la cui porzione più meridionale si trova all’interno della doc Bolgheri e quindi è utilizzata per la produzione dell’Ornellaia. Il Lodovico si trae invece dalla parte più settentrionale. Se i suoli sono simili ed hanno origini alluvionali e vulcaniche, le esposizioni sono invece molto diverse e per questo danno vita a vini dal carattere singolare. Importante è l’azione del mare, soprattutto per il tipo di luce che interessa quest’area e per le fresche brezze che conservano una buona acidità nelle uve.
Lodovico è una cabernet franc quasi in purezza, con un piccolo saldo di petit verdot. L’annata 2020 è considerata eccellente per una maturazione progressiva delle uve senza grandi episodi di stress e per la buona sanità dei grappoli, raccolti nella seconda metà di settembre. Se la fermentazione avviene in acciaio, la malolattica viene svolta in legno per l’80%. L’affinamento termina in botti di rovere francese nuove all’80% e per il 20% di secondo passaggio. La produzione è di circa 10.000 bottiglie.
Il colore tradisce una concentrazione piuttosto importante, è fitto e senza esitazioni.
All’assaggio, come ci si può attendere, il vino è moderno e con una materia ricca, ma non debordante. Le note di legno sono contenute e rimandano al balsamico, al tabacco e al legno di cedro. Potrei definirne l’uso un lusso senza esibizioni. Trasuda una grande classe. È classicamente bordolese e si può idealmente situare tra Pomerol e Saint-Émilion (a me ha ricordato l’Évangile).
Se il naso ci fa viaggiare nelle colline bordolesi, il palato ci riporta invece nella costa toscana per il calore e le note di terra e mare. I profumi arrivano un po’ alla volta: frutta rossa, grafite, caffè. L’insieme è nobile e non aggressivo. La beva è rotonda e rilassata, con dei tannini splendidi e una dimensione nobile e austera che il tempo dovrebbe ricomporre. Al momento la cosa più sorprendente è proprio la qualità del tannino, serico, morbido e di una lunghezza non comune, che permette di navigare a lungo in un liquido dove il frutto si combina con i fiori, le foglie di tabacco e con un’acidità calibrata. Bello il ritorno di liquore di mirtillo, diventa succoso e luminoso, mantenendo la sua aria nobile ed elegante.
Sicuramente un vino studiato, frutto di una visione contemporanea, forse internazionale, ma anche figlio del talento di chi lo ha realizzato. Per certi versi è un vino irresistibile, non nasconde la sua voglia di piacere e di comunicare sicurezza. In questa fase giovanile si troverà bene a tavola, magari con una bella bistecca toscana, attendendo abbinamenti più complessi una volta raggiunta la maturità.
Toscana Lodovico 2020 M.L.A.
(94/100)


