L’America è lontana, ed è un vero peccato

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“Ma l’America è lontana / Dall’altra parte della luna / Che li guarda e anche se ride / A vederla mette quasi paura”. Dice così “Anna e Marco”, una delle più belle canzoni di Lucio Dalla. Potremmo dire lo stesso anche noi bevitori di vino italiani riguardo ai vini americani, che qui da noi si trovano poco, e dunque non li conosciamo, e ci sembrano lontani e sconosciuti, dall’altra parte della luna più ancora che dall’altra parte dell’oceano. Noi che quando parliamo del vino e dell’America lo facciamo pensando solo alle esportazioni, quasi che loro in vino non sapessero farlo, e non potessero nemmeno bere se non ci fossimo noi. Noi che siamo pieni di pregiudizi riguardo alla viticoltura americana, e ci scandalizziamo quando nelle classifiche dei giornali statunitensi vediamo dare dei punteggi astronomici ai vini che si fanno là, e spesso sono davanti ai nostri. Ebbene, hanno ragione. Fanno dei vini fantastici da quelle parti, solo che noi non li beviamo, e anzi abbiamo in mente che quel poco che fanno abbia tutto il sapore di quei marmellatoni alcolici che gli abbiamo venduto per anni.

Il fatto è che trovare dei buoni vini americani qui da noi è piuttosto difficile. Esportiamo tanto, importiamo pochissimo, e spesso quei pochi vini che facciamo arrivare hanno dei prezzi impegnativi, perché il vino buono americano costa caro. Sta di fatto che sono riuscito ad avere una bottiglia della Syrah del 2010 della cantina di Sawyer Lindquist, produttore biodinamico della California Centrale, e il vino mi ha stupito per l’eleganza, l’austerità e la tenuta del tempo. Un rosso setoso e vivo, che ha ricordi di ciliegia, di legno di sandalo e li liquirizia. Un rosso che vorrei poter bere di nuovo. Peccato che l’America sia così lontana.

Edna Valley Sonnie’s Syrah Qupé 2010 Sawyer Lindquist Vineyard 
(93/100)

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