Il Gavi, i giovani e il bianco moderno

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Quando mi hanno detto che si trattava del primo evento del vino ospitato nel Forte di Gavi, non ci volevo credere. Quella fortezza, così maestosa, articolata e complessa, che incombe sulla cittadina di Gavi, località storica del vino bianco piemontese, sembra fatta apposta per ospitare delle presentazioni vinicole. Però, siccome il concetto me l’hanno ripetuto più e più volte, e l’hanno fatto in molti, lo prendo per buono, e comunque non è così fondamentale che sia la prima o l’ennesima volta. Quel che conta è che la manifestazione alla quale ho partecipato è stato il pubblico esordio di un gruppo di giovani produttori del Gavi. Più propriamente, di Gavi Giovani, associazione che riunisce una quarantina di affiliati di età under quaranta, e anzi quasi sempre under trenta (mi sentivo piuttosto vecchio, quand’ho pranzato insieme a loro), in rappresentanza di una ventina di cantine, più un’enoteca e un bed and breakfast.

Ora, il Gavi è un vino bianco che sembra non avere alcun problema di vendite, stante, oltretutto, che questo è il momento dei vini bianchi secchi, e il Gavi, nelle sue migliori espressioni, è proprio questo, un bianco secco perfetto, con le florealità mai sopra le righe, i succosi accenni agrumati, quel connubio tra sapidità e freschezza che si usa spesso definire col termine di mineralità e con un’alcolicità non eccessiva. O meglio, come ha osservato con acutezza Luca Gardini nel corso di una degustazione che l’ha visto iperbolico protagonista, il Gavi è più orientato agli agrumi nelle annate fresche e più alla polpa in quelle calde, ed ha immediatezza in età giovanile e poi si fa longevo.

Insomma, questo vino figlio dell’uva cortese si ritrova moderno quando resta fedele a se stesso e alle annate. Solo che pare più profeta fuori dall’Italia, e soprattutto, direi, nel Regno Unito, che non qui in patria, dove forse è tuttora oggetto, nell’immaginario – come del resto altre denominazioni storiche italiane -, di qualche pregiudizio maturato nei decenni scorsi, quando sembrava poco affine alle mode. Insomma, non gli fa certo male un’immagine nuova, alla qual cosa può dare certamente un buon contributo, com’è accaduto altrove in Italia, un bel gruppo di giovani vignaioli (penso, ad esempio, alle cose straordinarie che sono maturate nel Canavese o a Cirò, e prima ancora tra i barolisti).

Dico che i vini dei giovani produttori di Gavi sono tutti piuttosto interessanti, con una media qualitativa, dunque, molto apprezzabile. Però, come mio solito, anziché stendere l’elenco di tutti i vini assaggiati, preferisco soffermarmi su quelli che mi hanno colpito maggiormente nella mia visita sul territorio. Mi concentro sull’annata 2024 e ne cito sei.

Gavi del Comune di Gavi La Meirana 2024 Broglia. Questo vino mi è parso un’interpretazione riuscita del lato più austero del Gavi, tutto giocato sull’equilibrio e sulla misura. L’espressione di un’idea di classicità della denominazione. (90/100)

Gavi Confine SP177 2024 Cascina Gentile. Tanti agrumi, mela verde croccante, un che di timo e il tratto piccante dello zenzero. In più ha il tappo a vite, scelta azzeccata, che benedico e vorrei più diffusa tra i produttori del Gavi. (91/100)

Gavi del Comune di Gavi Sorì della Monaca 2024 Cascina delle Monache. Luca Gardini ha detto che questo vino cerca spessore nel sale, non già nell’alcol, e ha completa ragione. Sa di mela verde e clorofilla. Ha tracce piccanti e aromi mediterranei di rosmarino. (92/100)

Gavi del Comune di Gavi Grifone delle Roveri 2024 Cinzia Bergaglio. Ha un colore paglierino e un sorso che definirei piccantissimo e che ricorda lo zenzero e il pepe bianco. Man mano cresce in freschezza e sapidità, per finire con un’indole che pare quasi gessosa. (93/100)

Gavi Girossa 2024 Alvio Pestarino. Della cantina intestata ad Alvio Pestarino ricordavo un Ovada molto buono. Ora che ne ho provato il dinamicissimo Gavi, si insedia tra i miei punti di riferimento inossidabili del vino piemontese. (93/100)

Gavi Pleo 2024 La Raia. Uno dei più avvincenti e vibranti vini bianchi italiani che abbia bevuto da parecchi mesi in qui. Concilia sapidità e volume, piccantezza e balsamicità. Sembra perfino elettrico, da tant’è vivo. (94/100)