La cosa che mi ha incuriosito è stato il nome del produttore: Rabbit & Spaghetti, Coniglio & Spaghetti. Ma come? E poi, quel termine italiano, Spaghetti, su un bianco australiano. Ma capisco che devo spiegare. Spiego dunque che lo stupore m’è venuto leggendo i consigli dei vini per il week end della versione on line del magazine britannico Decanter. Tra le bottiglie suggerite ce ne ho vista una di un Riesling di Clare Valley, nell’Australia del Sud. Valutazione alta: 91 centesimi. Produttore Rabbit & Spaghetti, appunto.
A distribuirlo è Naked Wines, una casa fondata nel 2008 nel Regno Unito. E a fare il vino è un winemaker australiano, Adam Barton.
Perché il brand si chiami Rabbit & Spaghetti non l’ho capito bene, e pazienza. O meglio, mi pare di aver intuito che Rabbit & Spaghetti è un birrificio che si è messo a produrre anche vino, e che comunque l’accoppiata “gastronomica” del nome – coniglio e spaghetti – deriverebbe da quel che mangiavano i vendemmiatori e i vignaioli della Clare Valley: spaghetti perché là c’è una forte colonia italiana, coniglio perché ce n’è un sacco di questi animalucci, da quelle parti. e se non gli badi devastano le vigne. Una cosa del genere, forse.
Il vino no, quello non l’ho assaggiato, anche se mi piacerebbe parecchio poterlo fare. Ne ho scritto perché ho trovato il nome evocativo. È Italian sounding, certo, ma a modo suo racconta una storia. La storia di italiani andati a cercar futuro altrove. Magari c’è da imparare. Senza magari.


