Assaporo questi lamponi e torno alla Doganaccia, alla montagna, al profumo delle fragole di bosco, ai mirtilli che erano così tanti che dopo una bella scorpacciata si mangiavano pure con la panna montata. E mi sorprendo di avere ricordi così vivi e zampillanti di sapori e di profumi. Non posso dire uguale per luoghi e per persone, ma quello che ho gustato mi si è proprio tatuato. Così, un po’ per gioco, mi diletto a pensare a tutte le delizie che hanno lasciato il segno e che non mangio più da quando ero bambina, tipo le focaccine all’olio, i ceci verdi ancora nella buccia, i raperonzoli che non ho mai imparato a riconoscere e raccogliere, i necci con la ricotta o con il rigatino, la seppia ripiena di nonna Lina, il risotto tre colori di nonna Ivalda, il vol au vent con i piselli della zia Margherita, la torta della nonna che preparava Anna. Ho nostalgia del profumo delle more che la nonna cuoceva nel pentolone di alluminio. Mi mancano le merende dopo la scuola con i carciofi e le cozze avanzate a pranzo. Mi sogno ancora il pentolino con l’inimitabile pomarola di mamma, che babbo io ci mangiavamo con il pane a tarda sera, direi anche notte, mentre l’altra metà della famiglia era a dormire. Non rimaneva nulla, ma noi ridendo si rimetteva il pentolino in frigo e il giorno dopo sapevamo che cosa ci aspettava. Assaporo questi lamponi e penso che stamani ho fatto proprio un buon acquisto.


