Che buono il vino giapponese fatto con l’uva koshu

Koshu_Grace_500

La koshu è l’unica varietà di uva autoctona del Giappone. Ha gli acini rosa ed è coltivata da un millennio. Lo ricordava il professor Michele Antonio Fino durante la sua relazione a un convegno che si è svolto qualche giorno fa in Toscana, a San Gimignano. Nel sentire le sue parole, mi è venuta voglia di provare un vino fatto con quest’uva. L’ho trovato on line, l’ho acquistato e l’ho bevuto. Lo produce l’azienda vinicola Chuo Budosh, fondata nel 1923 e più nota con il brand Grace Wine. La cantina è basata a Katsunuma, la culla del vino giapponese, nel distretto di Hishiyama, che ha una propria specifica menzione geografica. Anche Koshu è una menzione ufficiale. La zona è nella prefettura di Yamanashi, quella che offre le viste più mozzafiato verso il Monte Fuji. Le vigne sono coltivate intorno ai cinque-seicento metri di altitudine, su suoli in parte granitici.

A dire il vero, nella cantina di vini bianchi a base di uva koshu ne fanno cinque, tutti col tappo a vite (evviva). Io ho acquistato quello della menzione Hishiyama, che nella scala gerarichica aziendale è secondo solo al cru del distretto di Toriibira. Fermentazione a affinamento in acciaio.

Il vino è soprendente, gradevolissimo, diretto, affusolato, assai ben fatto. Sa di buccia di limone verde, di lime, un pochino di pompelmo rosa, ma soprattutto di yuzu, che ho tenuto per ultimo, perché tra i vari agrumi che potevo citare è quello meno presente sul mercato italiano. Poi, ci sono vene di melissa e appena appena un po’ di mentuccia. Se avete presente il sapore delle caramelle Ricola al gusto di melissa e erba limoncella, potete farvi una qualche idea del profumo di questo vino, anche se metterla così è un po’ riduttivo. Intendo dire che il tono citrino è intriso di sentori balsamici assai rinfrescanti. Dovete aggiungervi, sul sottofondo, un accenno vagamente affumicato. Ha poi una tensione quasi elettrica al palato e una persistenza molto, molto intensa. Solo undici gradi e mezzo di alcol, eppure ha consistenza, e credo che dipenda soprattutto dai suoli. Ottima anche la tenuta: la mia bottiglia era del 2023, e avrebbe avuto ancora molta vita davanti a sé. Ho letto che, in effetti, questa viene considerata un’annata esemplare per il vino giapponese, per l’eccezionale maturità delle uve, quasi mai raggiunta prima così. Dunque, ho avuto un esordio fortunato.

Bella sorpresa.

Costicchia, io l’ho pagato un po’ meno di 40 euro in un’enoteca on line francese, ma la rarità si paga, e comunque valeva la pena provarlo.

Hishiyama Koshu Grace 2023 Chuo Budoshu
(89/100)