Avreste mai detto che un vino può essere gàrrulo?

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Gàrrulo è un aggettivo che mi porto dietro dai tempi delle scuole elementari o delle medie. Sui libri di testo, garrule sono le rondini, oppure sono garruli i ragazzini che schiamazzano, festosi, in cortile. “Ai garruli trastulli / erano intenti, nella pace d’oro / dell’ombroso viale, i due fanciulli” scrive il poeta romagnolo Giovanni Pascoli. Dubito che qualcuno quest’aggettivo lo utilizzi nel conversare, però me l’ha fatto tornare alla mente un vino che ho avuto nel calice pochi giorni fa, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Da Solo dell’azienda Terralibera. Infatti, la prima impressione che mi ha dato è stata proprio quella di un ragazzetto che corra in cortile inseguendo una palla, e che lanci, gioioso, delle grida squillanti.

Peraltro, di là dell’immediatezza, questo bianco marchigiano si rivela anche vino di carattere compatto e teso, con quell’acidità nervosa che gli si ritrova, e che si fa, in certi tratti, quasi tagliante.

Gian Mario Bongini l’ha chiamato Da Solo perché lo fa da sé, dopo aver intrapreso quest’avventura vinicola nel 2021, e poi perché le uve provengono da un’unica particella di terra e anche perché fermenta in maniera spontanea, senza aggiunte di lieviti che non siano già presenti nell’ambiente. Mi piace quest’idea solitaria, e mi piace il vino che ne è scaturito.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Da Solo 2022 Terralibera
(89/100)

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