Mi ha sorpreso per la sua florealità delicata, per l’eleganza, il Pinot Nero sudafricano di Lismore. Sa di rose, di acqua di rose, e un po’ di erbe officinali, e poi c’è la classica fragolina, e il lampone. Lo produce una vignaiola californiana, Samantha O’Keefe, che si è trasferita a Greyton, nella provincia del Capo Occidentale, in cerca di una terra promessa, e l’ha trovata. Ha piantato le vigne in zone connotate da una forte escursione termica, in modo da avere finezza di profumi e freschezza. Nel caso di questo Pinot Noir (l’annata che ho bevuto è la 2020), le uve vengono per il settanta per cento da Stanford, nella Walker Bay, battuta dai venti, e per il resto da Kaaimansgat, che è zona ancora più fresca, a settecento metri di altitudine, nell’area di Elandskloof. Entrambe le località sono nella regione vinicola, pregiata, della Cape South Coast, terra, come dicono i critici americani, di “cool climate“, di clima fresco. I suoli sono granitici e argillosi. Suoli e clima, ecco da dove viene quella finezza, e anche l’alcol tutto sommato contenuto (la mia bottiglia dice 13 gradi, e per un Pinot Noir è normale anche in Borgogna).
L’ho pagato poco meno di 37 euro su un sito di vini sudafricani che ha sede in Germania: il bello del web, per chi beve vino, è questo, che puoi trovarci di tutto, se hai voglia di andare alla scoperta di territori nuovi.
Cape South Coast Pinot Noir 2020 Lismore
(90/100)


