Vignaioli di Radda, adesso sono una vera associazione

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Quando, verso fine maggio, sono stato a Radda in Chianti, mi si era posto un problema: come chiamare l’associazione dei Vignaioli di Radda se non si erano ancora costituiti come associazione. Così avevo scritto che i Vignaioli di Radda erano “un’associazione un po’ anomala, perché non ha statuto, non ha cariche elettive, non ha manfrine burocratico-politiche, ma mi pare che funzioni (e tecnicamente – annoto – è comunque un’associazione, visto che non serve per forza la forma scritta per costituirne una e basta dunque un accordo orale, e qui di accordo ne ho visto, ché tutti gli associati si danno una mano)”. Mica facile da spiegare, ad ogni modo.

Ora il problema non mi si porrebbe più. Perché i Vignaioli di Radda si sono formalmente costituiti in associazione, con tanto di notaio a verbalizzare. Insomma, l’associazione non associazione adesso è diventata un’associazione a tutti gli effetti. Il che credo e spero e gli auguro voglia dire che intendono continuare alla grande nella loro operazione di promozione del vino raddese. Molto bene.

In un comunicato stampa leggo dunque che a quasi due anni dalla loro prima iniziativa collettiva, martedì 11 settembre, nel Chiostro di Santa Maria al Prato a Radda in Chianti – che ospita la Casa del Chianti Classico – si è costituita ufficialmente l’associazione Vignaioli di Radda. Vi si dice anche che “i Vignaioli – che già da anni rappresentano un gruppo coeso e sinergico – hanno deciso di darsi una forma ufficiale, in modo da poter perseguire con coerenza ed efficacia gli obiettivi che l’associazione si prefigge. Sono obiettivi ambiziosi e riguardano in particolar modo la tutela, la valorizzazione e la comunicazione collettiva delle eccellenze vitivinicole del territorio raddese. I soci producono vini principalmente con uve proprie e provenienti da vigneti situati nel comune di Radda in Chianti. Essi si impegnano per una fattiva collaborazione interna, a promuovere l’agricoltura sostenibile in tutte le sue forme, adottando programmi di coltivazione biologica e/o biodinamica, e ad utilizzare sostanze e tecniche a minimo impatto ambientale, nell’ottica di un definitivo superamento di pratiche agronomiche dannose e distruttive quali, ad esempio, il diserbo chimico”.

Ora i nomi. I soci fondatori sono: Borgo La Stella, Borgo Salcetino, Brancaia, Cantina Castelvecchi, Caparsa, Castello di Albola, Castello di Volpaia, Castello di Monterinaldi, Colle Bereto, Fattoria di Montemaggio, Istine, L’Erta di Radda, Monteraponi, Montevertine, Podere Capaccia, Podere l’AJa, Podere Terreno alla Volpaia, Poggerino, Pruneto, Tenuta Carleone di Castiglioni, Terrabianca, Val delle Corti, Vignavecchia.

Poi, le cariche. Sono stati eletti presidente dell’associazione Roberto Bianchi (Val delle Corti) e vicepresidente Martino Manetti (Montevertine).

Bene, ora non mi resta che stappare una bottiglia di Chianti Classico fatto a Radda, e faccio poca fatica, ché mi piacciono un sacco quei loro rossi. In bocca al lupo (e prosit).

A proposito, no, c’è una cosa che manca: il gin tonic che ci eravamo ripromessi di bere a fine degustazione e poi non invece abbiamo bevuto. Bisogna rimediare. Prima o poi.


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