Perché il rosato fatica così tanto in Italia?

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Qual è il motivo per cui nel mondo il rosé sta volando, con crescita a due cifre in Francia, in Inghilterra e soprattutto negli Stati Uniti, mentre in Italia continua a faticare?
Io credo che le ragioni siano sostanzialmente tre, e sono legate l’una alle propensioni dei consumatori, l’altra al mondo dei produttori e la terza al settore della critica.
Comincio con i consumatori. Il bevitore italiano è sostanzialmente conservatore. Per l’italiano medio il vino è rosso. Il rosato è sempre stato visto come un “mezzo vino”, né rosso, né bianco. Inoltre, c’è una forte resistenza all’innovazione: basti pensare alla ritrosia – chiamiamola così – per il tappo a vite. Non sono le condizioni migliori per favorire l’ascesa del rosé.
Poi, i produttori. Non si è ancora capito che il rosato costituisce una categoria a sé, con caratteristiche proprie. Non può essere un rosso un po’ più chiaro o un bianco colorato di fucsia elettrico, né può basarsi sui profumi fermentativi, da rosso giovane. Il rosé deve avere colore proprio, profumi propri, approcci gustativi propri. Davvero non può essere un “mezzo vino”, sennò ritorniamo all’obiezione storica. Non solo, manca l’identità territoriale. Certo, anche il rosé deve avere una precisa identità territoriale, come i rossi e come i bianchi. Qui da noi, invece, spesso ogni cantina va per conto suo, e dunque più che rosati di territorio abbiamo rosati a marca aziendale. Non funziona.
La critica. Quella italiana. Ecco, spesso per una parte della critica italiana, il rosato “buono” è un rosso un po’ più scarico, ma pur sempre con caratteristiche da rosso, e dunque ha da essere preferibilmente tannico e alcolico. Ma un rosso un po’ più scarico non è un rosato, anche se in etichetta ci sta scritto “rosato”, e anche, aggiungo, se può essere – e spesso è – un buon vino. Siamo dunque di nuovo al punto di partenza.
Ripeto, non sono condizioni ideali per far emergere il rosé, quelle italiane, anche se vi sono zone e vitigni potenzialmente in grado di dare rosati fortemente identitari. Dunque, a livello planetario il successo sta dalla parte dei francesi, degli spagnoli e ora anche dei sudamericani e dei sudafricani, mentre da noi si arranca.


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1 comment

  1. Mirco Mariotti Rispondi

    Purtroppo l’ultima frase disegna la situazione attuale. A parer mio siamo troppo macchinosi nelle valutazioni e quindi nel prendere decisioni: se da un lato è bene non improvvisare, ciò non significa cercare di prendere coscienza e cominciare dei percorsi. E’ un peccato perchè la nostra base ampelografica è immensa e si potrebbero fare percorsi qualitativi sorprendenti.+
    A presto

    Mirco