Come minimo i vini doc devono essere bio

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I vini a denominazione d’origine dovranno come minimo essere biologici. Lo ha affermato un vignaiolo “ribelle” della Loira, Olivier Cousin. Un “biodynamiste” che lavora la terra col cavallo e ripudia da lungo tempo i solfiti. Uno che s’è guadagnato una forte reputazione per il carattere territoriale dei suoi vini.

La sua convinzione che i vini ad aoc, ad appellation d’origine contrôlée, insomma a denominazione d’origine controllata per dirla all’italiana, debbano essere almeno bio, l’ha espressa in una lunga intervista pubblicata da La Revue du Vin de France. “Tutti i vini a denominazione d’origine controllata – dice – dovrebbero essere come minimo ‘bio’. Per il suo contenuto d’alcol, il vino è tollerato e il suo consumo è fortemente inquadrato per legge. Ora, si lascia che i viticoltori inquinino i fiumi con i pesticidi e gli insetticidi. Non è coerente”.

E poi, alla domanda se esistano troppe appellation in Francia – ma l’Italia, dico io, non è da meno -, risponde: “Sì, e troppe appellation nuociono al loro ambiente. L’aoc spinge alla monocoltura e tutti i problemi vengono dalla monocoltura. In vigna, la flavescenza dorata, la cicalina, la fillossera… non sono che la conseguenza dell’eccesso produttivo operato attraverso la monocoltura. In tutti i grandi vigneti, dove si espianta e si ripianta subito, dove le terre non vengono più messe a riposo per un decennio come accadeva una volta con le altre colture, lo sviluppo delle malattie senza rimedio si aggrava. Se ci sono troppe malattie, occorre cambiare coltivazione! Lasciateci lavorare bene!”

Idee forti, idee estreme. Idee. Da pensare. Mi piacciono le idee che fanno pensare. Magari non le condivido fino in fondo, ma grazie al cielo che ci sono.

Articolo originariamente pubblicato il 29 marzo 2014


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