Macché rallentamento, il lusso investe sul rosé

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Dunque il gruppo LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton si è comprato il cinquantacinque per cento di Château d’Esclans. Detta così probabilmente è una notizia che non fa né caldo né freddo a un appassionato italiano di vino o a un vignaiolo delle nostre parti. Invece secondo me ci interessa, e parecchio.

Château d’Esclans è un’azienda della Provenza. L’ha acquisita nel 2006 Sacha Lichine dopo aver lasciato la sua tenuta a Bordeaux. In pochi anni è diventata la griffe più famosa del rosé provenzale. Tredici anni fa le bottiglie erano 160mila all’anno, ora sono 10 milioni e il Whispering Angel è il rosé irrinunciabile sul mercato americano. Lichine resta con una quota azionaria del quarantacinque per cento, e continua a guidare il marchio.

Perché ci interessa questa cosa?

Perché quelli della LVMH non sono certo degli sprovveduti, in fatto di vino e di business. Sono i leader del lusso. Si sono appena comprati Tiffany per 16,2 miliardi di dollari. Possiedono Moët et Chandon, Dom Pérignon, Veuve Cliquot, Ruinart, Chateau d’Yquem. Nel 2018 il loro ramo vini ha fatturato 5,1 miliardi di euro. Se dunque adesso – adesso! – investono sul marchio leader del rosé vuol dire che ritengono che il vino rosa abbia un futuro consistente. Ecco perché ci interessa. O quanto meno interessa me che sono un rosatista convinto.

Ho ripetuto “adesso” perché da qualche mese si legge qui e là che il rosé avrebbe conosciuto un rallentamento sui mercati mondiali. In particolare negli Stati Uniti, e prevalentemente dalle parti di New York. Qualcuno, in base a questo, si è spinto a dire che la “moda del rosé” è arrivata al capolinea. Probabilmente c’è stato solo un problema stagionale, con un maggio freddissimo in America come qui in Europa. Perdere le vendite di maggio significa rallentare, ovvio. Ma potrebbe essere solo una questione congiunturale, occasionale. Sono abbastanza convinto che sia così.

Che il gruppo Moët Hennessy Louis Vuitton abbia deciso di puntare sul vino rosa proprio in questo momento mi rafforza nell’idea che non ci sia nessuna “moda del rosé” che è arrivata al capolinea. Penso che la crescita che ha conosciuto il rosé in questi ultimi annisia tutt’altro che una moda passeggera. Si tratta invece, secondo me, di un cambio strutturale delle abitudini di chi beve vino. Sempre più annoiato dai vinoni, sempre più alla ricerca della leggerezza.


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1 comment

  1. Stefano Agazzi Rispondi

    Totalmente d’accordo! In Italia, dal 2020 vedremo il Rosé bollicina diventare un vino cult, semplicemente perché il mercato della bollicina in Italia ed altri paesi è guidato dal Prosecco ed a gennaio 2020 verrà lanciato il primo Prosecco Doc ROSÉ, e quindi essendo il Prosecco la bollicina più venduta darà certamente, con il Rosé un bello scossone al mercato…