Se la bottiglia a tavola non finisce, c’è un problema

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Sia chiaro, questa non è un’istigazione a bere più del necessario. Esagerare non va mai bene. Però se durante una cena si è a tavola e si ordina una bottiglia con gli amici e la bottiglia non finisce, be’, allora vuol dire che dellle due l’una:  o c’è un problema con la compagnia, o c’è un problema col vino. Il più delle volte il problema è il vino. Lo dice anche David Duband, uno dei nomi famosi della Borgogna, in un’intervista che ha rilasciato alla Revue di Vin de France: “Si ma bouteille n’est pas vide à la fin d’un repas, c’est qu’il y a un probleme”, se la mia bottiglia non è finita alla fine di un pasto, vuol dire che c’è un problema.

Nell’epoca dei trionfi delle guide e dei punteggi centesimali ci si è dimenticati che il vino è fatto per essere bevuto a tavola, in compagnia, non già per essere “degustato”. Il vino, a tavola, non si degusta, si beve, perché fa parte del pranzo o della cena e comunque fa parte del convivio, del “vivere insieme” intorno a una tavola, appunto. La dimensione gastronomica del vino è stata a lungo messa in disparte per privilegiare un malinteso edonismo degustativo. Ora, finalmente, le cose stanno cambiando, e forse anche questa pandemia che ci ha costretto nelle nostre case ci ha fatto riscoprire il bere a tavola, alla tavola domestica e quotidiana. Ci ha fatto riscoprire la dimensione autentica del vino. Che non è una gara a chi mostra più muscoli, ma è un coro, che il vino canta insieme con il cibo e con la compagnia. E se a fine cena la bottiglia è ancora mezza piena, be’, vuol dire che quel vino era stonato.


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