Krug, e lo Champagne diventa musica

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Lo so che mi ripeto. Però, se avete voglia di farvi un viaggetto a Parigi (che vale bene una messa), vedete di farlo coincidere con il Grand Tasting. Si tratta della manifestazione annuale ideata dal tandem Bettane&Desseauve, da sempre ospitata al Carrousel du Louvre. All’interno, oltre ai consueti tavoli dei produttori, si tengono varie degustazioni e masterclass. Vi racconto quella dedicata a Krug. Ripeto, Krug.

Fin dalla sua creazione nel 1843, la maison Krug ha sempre cercato di offrire il meglio alla sua clientela. Almeno secondo i suoi canoni.

Krug considera il vino di ogni parcella come una partitura musicale unica. L’abilità del vinificatore consiste nell’assemblare i pezzi di questa partitura. Sia per esaltare le singole caratteristiche di una annata (come si farebbe per un pezzo per strumento solista), sia per trovare la massima complessità mettendo insieme vari strumenti (pardon, vini) che si combinano alla perfezione, come una grande orchestra. Tra l’altro Krug si diverte a lavorare con musicisti di diversa estrazione per analizzare come viene percepito ogni vino a seconda della musica che lo accompagna. Affascinante.

Tra le innovazioni degli ultimi anni, quella più interessante è il “Krug ID”.  Si tratta di un numero a 6 cifre che si può leggere sulla retro-etichetta di ogni bottiglia. Andando sul sito si troverà la storia di come è nato quel vino, grazie al racconto di Eric Lebel, chef de cave e responsabile della creazione di ogni cuvée.

Passiamo agli Champagne bevuti (non degustati).

Krug 2003
L’espressione di una annata particolare, definita dal produttore “vivacité solaire”. Racconta la storia di un millesimo caldo che ha sorpreso Krug per la sua inaspettata freschezza, il suo equilibrio, la sua vivacità e finezza. Non è il primo 2003 a sorprendere in questo senso, sono molte le bottiglie interessanti. Questo 2003 è uscito prima delle annate precedenti. Lo stile della casa è comunque riconoscibile, nonostante l’evidente ricchezza, combinata ad una nervosità enorme. Dominano le spezie, con un finale di fiori secchi. E poi la morbidezza che sembra sfidare l’acidità. Un vino che da solo sarebbe incredibile, ma che si deve comunque ridimensionare al confronto con il seguente. Una prestazione che riesce a far dimenticare le stranezze del millesimo. Questo è ottenuto grazie all’elevato numero di parcelle a disposizione, fino a 250. Un vino che riflette l’ossessione dell’origine.
(95/100)

Krug 2002
La maison dice che il 2002 racconta la storia vibrante di una annata particolarmente dolce e generosa. I vini sono espressivi, con frutto ampio e una bella struttura. Esce dopo oltre 12 anni sui lieviti, e continuerà ad attraversare il tempo rivelando aromi inaspettati. Serve una buona dose di pazienza, anche se già oggi è fantastico. La filosofia è stata quella di evitare la cacofonia dei primi della classe, andando verso la materia e il terroir. Un colore che annuncia da subito un vino più complesso. Giallo oro con riflessi verdi. Da subito fa capire di che stoffa è fatto. Uno Champagne tellurico, preciso, chirurgico per certi versi. Tutto ciò che possiamo associare ad uno Champagne si può percepire al naso: in disordine, nocciola, zenzero, spezie, brioche. Quello che stupisce è la perfetta complicità di tutti gli elementi. Nulla vuole prevalere, non c’è protagonismo. Nervoso e crudo, vivo, quasi cattivo, non concede un attimo di tregua al palato. Poi che dire della persistenza? Sembra illimitata.
(100/100)

Krug Grande Cuvée – 158° edizione
Mr Krug racconta che questo vino è una ri-creazione dell’idea Krug di Champagne. Esattamente la 158° versione, nata da una base spumante del 2002. Ironicamente si dice che il vino nasce da “solo” 76 vini di 10 vendemmie diverse. Il più giovane è appunto del 2002, il più vecchio del 1988. Se ricordo bene, Eric Lebel raccontava che ogni anno vengono vinificate 210 cuvées diverse, e queste sono conservate per molti anni per servire al momento di comporre l’assemblaggio finale. Fate voi i conti di quanti vini sono stoccati nelle cantine. In realtà nella Grande Cuvée entrano anche più di 100 singoli vini, da cui il commento che 76 sono pochini. Anche questa edizione riposa circa 12 anni nelle cantine della Maison. L’idea di fondo è di ripetere nel tempo il concetto di finezza ed eleganza incarnato da Krug. Tanto da far dire a Mr. Krug che questo per loro è il vino più importante, non il ben più caro millesimato o le rare selezioni. Classico naso da brioche, pasta brisé alla vaniglia. Morbido, suadente, al palato ricorda il lievito, poi resta la sensazione vinosa. Carnale, seducente e più evoluto, chiede di essere aperto non troppo lontano dalla data di sboccatura. Va colto il più presto possibile.
(92/100)

Krug Brut Rosé
Con questa etichetta si è cercato di creare uno Champagne audace, che offrisse una paletta aromatica poco usuale per questa categoria. Un vino dedicato più alla tavola che all’aperitivo. Rende una idea di completezza, nonostante sia stato scelta di avere una bolla più fine e delicata della Grande Cuvée. Ampio, occupa tutto il palato e ci resta a lungo. Sicuramente il più fine di tutti, termina sulle spezie dolci.
(89/100)

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