Il vino “non deve” emozionare

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Rocco Schiavone, il commissario – pardon, vicequestore – dei libri di Antonio Manzini ha la sua personalissima top ten dei livelli – i gradi – di rotture di coglioni che ti possono capitare nella vita, anche quella quotidiana. Per esempio, al sesto grado ci sono i bambini che urlano al ristorante o gli apericena, al settimo grado i ristoranti lenti nel servizio, più su, al nono grado, l’invito a un matrimonio, a un battesimo o a una comunione, e al decimo grado, al vertice assoluto il caso di omicidio da risolvere.
Nella mia altrettanto personalissima graduatoria (in buona parte condivisa con quella di Schiavone) di cose che mi vanno proprio di traverso ci sono, nelle posizioni più alte, i vini delle emozioni. Sì, insomma, tutte quelle volte che leggo o sento dire che quel tal vino è emozionante, dà emozioni, ha emozionato.
Che palle con queste emozioni! Io il vino lo voglio bere, e magari capire anche cos’è che lo rende così particolarmente interessante nella bevuta. Dunque, il vino ha da essere bevibile in primis, eppoi pretendo che mi dia piacere. Sì, piacere, non emozione. Piacere fisico, e dunque olfattivo, retrolfattivo, tattile, organolettico, e anche piacere mentale, e dunque che mi faccia pensare oppure che mi doni spensiertezza, o anche entrambe le cose. Ma l’emozione, per favore, togliamola di torno.
Proprio non lo sopporto che mi si parli di vini emozionanti. Io preferisco di gran lunga che i vini siano bevibili, anche dissetanti. Emozionanti no.
Mi viene in mente quel che disse a un convegno di cinque anni fa Paolo Ghezzi, un giornalista trentino. Ricordava che in un meeting dedicato al turismo trentino tutti gl’intervenuti avevano un’unica parola d’ordine: per prendere villeggianti, occorre emozionarli. Ed osservò che quando perfino la guida alpina aveva detto che l’obiettivo era quello di emozionare, gli era sceso un brivido lungo la schiena: la missione di una guida alpina è quella di dare sicurezza, altro che emozione.
Per me, di Emozioni, con la maiuscola, accetto solo quelle di Lucio Battisti.


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4 comments

  1. Giampi Giacobbo Rispondi

    Permettimi di dissentire. Ci sono quadri fatti benissimo che non dicono nulla e altri che con pochi segni di rapiscono. Tutti e due sono da vedere e basta ma uno passa inosservato l’altro di rimane. Ci sono piatti buonissimi di cui però non ricordi nulla altri che non dimenticherai mai. Ci sono assoli del Rock perfetti con virtuosismi assoluti ma l’assolo di Hotel California è qualcosa di diverso che si chiama emozione.
    Con la stima di sempre ovviamente. ciao! Giampi

  2. Nic Marsél Rispondi

    Punti di vista. Nella personale lista degli scassamenti di maroni metterei
    al posto X incontrare una comitiva di oratoriani che canta battisti accompagnati con una chitarra,
    al posto x+1 trovarmi in un gruppo di amici che un po’ troppo emozionati dal vino decidono di interpretare battisti,
    al posto x+2 gli originali di battisti (con l’aggravante di essere causa di X e X+1) …capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi… Teribbile
    Sulla guida alpina sono invece perfettamente d’accordo 🙂

  3. stefano legnani Rispondi

    Vivere senza emozioni credo sia impossibile o, più semplicemente, credo che vivere senza emozioni sia vegetare.
    A sostegno del mio pensiero :
    L’ emozione è un processo interiore suscitato da un evento-stimolo rilevante per gli interessi dell’individuo. La presenza di un’e. si accompagna a esperienze soggettive (sentimenti), cambiamenti fisiologici (risposte periferiche regolate dal sistema nervoso autonomo, reazioni ormonali ed elettrocorticali), comportamenti ‘espressivi’ (postura e movimenti del corpo, emissioni vocali).

    Le origini delle emozioni. Diverse teorie tentano di dare una spiegazione dell’e. privilegiando i correlati fisiologici che si verificano nel corso delle e. o le modifiche che si verificano a livello del sistema nervoso. Secondo la teoria, proposta indipendentemente dallo psicologo statunitense William James (1842-1910) e dallo psicologo danese Carl Georg Lange (1834-1900), l’e. è determinata a livello cosciente dalla percezione delle risposte dell’organismo agli stimoli che causano la paura, la rabbia, la tristezza o la gioia. Secondo la teoria di W.B. Cannon, l’e. si verifica a livello cerebrale e non viscerale: le e. si verificherebbero a livello dei circuiti del paleoencefalo, che attiverebbero le funzioni corticali e viscerali in un secondo tempo. Le teorie cognitiviste sostengono che le e. sarebbero soltanto in parte basate sulle modifiche indotte dall’attivazione del sistema nervoso autonomo: in gran parte sarebbero invece legate a meccanismi cognitivi, cioè alla interpretazione di una situazione particolare elaborata dall’individuo.

    Funzioni delle emozioni. Le funzioni riconosciute alle e. sono: la capacità di determinare i cambiamenti fisiologici necessari per sostenere le risposte adattive dell’organismo; la preparazione all’azione; la possibilità di regolare le relazioni interpersonali, comunicando i propri piani e le proprie intenzioni attraverso l’espressione. Gli studiosi di ispirazione cognitivista sottolineano la capacità delle e. di modulare l’attività razionale, per es., interrompendo l’esecuzione di piani in corso riorientandoli sulla base di nuove priorità.

    Emozione e sentimento. La sostanza di un’e. è costituita da un insieme di cambiamenti dello stato fisico e cerebrale, indotti negli organi del corpo e in alcuni circuiti del cervello. Secondo il neurologo portoghese Antonio Rosa Damasio (1944) al nucleo del fenomeno dell’e. va anche aggiunto un processo mentale di valutazione, nonché la percezione da parte del soggetto di tutti i cambiamenti indotti dalle risposte, vale a dire un sentimento. Mentre il corpo e il cervello cambiano sotto l’influenza dei meccanismi di risposta, il soggetto percepisce quei cambiamenti e ne controlla la manifestazione. I sentimenti sono l’esperienza di ciò che il corpo sta facendo, nel momento in cui vengono elaborati pensieri su contenuti specifici, e sono anche la percezione della modalità cognitiva con cui tali pensieri vengono elaborati. Se un’e. è un insieme di cambiamenti dello stato fisico e cerebrale connessi a particolari immagini mentali la cui valutazione ha attivato uno specifico sistema cerebrale, sentire un’e. è l’esperienza di tali cambiamenti uniti alle immagini mentali che hanno dato inizio al ciclo. L’intera gamma dei fenomeni solitamente designati con il termine e. comprende, pertanto, la valutazione, la predisposizione alla risposta e i sentimenti.
    tratto da Dizionario di Medicina (2010)

  4. Champagne Brut Nature 2006 Roederer | Il Prosecco Rispondi

    […] pertanto scelto (pur ricordando commosso le emozioni – sì, cronista gardesano, emozioni, perché i grandi vini danno emozioni e se a te non le suscitano vuol dire che sei […]