Bordeaux primeurs 2014

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Il 2014 a Bordeaux. Siamo ancora una volta di fronte ad un millesimo difficile. Dopo il celebrato binomio 2009-2010, la regione ha conosciuto annate diverse, ma tutte caratterizzate da bizzarrie metereologiche: 2011, 2012, 2013 e 2014 non sono da annoverare tra le più grandi riuscite della storia, per usare un eufemismo. Non è detto che sia del tutto negativo, visto che spesso le annate interlocutorie riservano piacevoli sorprese dopo un lungo invecchiamento. Ad esempio il 2011 riflette alla perfezione l’idea di un millesimo medio, senza eccessi, ma capace di rivelarsi dopo un adeguato riposo in cantina. Mentre al contrario vini pieni e rigogliosi si sgonfiano dopo pochi anni. A questo proposito, sarò controcorrente, ma già alcuni 2009 sembrano declinare per eccesso di materia. Il problema è che i prezzi dei vini hanno raggiunto delle quotazioni talmente aberranti che si farà fatica a mettersi in cantina qualcosa, anche delle cantine più modeste.
Torniamo al 2014. Fino ad agosto i produttori hanno temuto il peggio. La stagione era in ritardo a causa delle intemperie primaverili. Le temperature non hanno permesso una maturazione normale dei grappoli. È arrivato settembre a salvare tutto, con sole e temperature ben sopra la media del mese. Le notti fresche hanno permesso di conservare delle buone acidità, mentre il bel tempo ha permesso un recupero di maturità insperato. Ha sofferto il merlot, un vitigno precoce, che non è riuscito ad avere una perfetta maturità fenolica, mentre invece le gradazioni zuccherine erano buone. Al contrario la stagione ha reso onore al cabernet sauvignon, il cui lungo ciclo di maturazione ha consentito una perfetta maturazione del frutto e delle componenti solide (bucce e piccioli). Chi ha raccolto nel momento giusto è riuscito ad avere tra le mani uve dal buon potenziale, talvolta anche di eccezionale qualità.
Da quanto detto si intuisce che non tutte le appelation sono ugualmente riuscite. Sarà necessario quindi assaggiare con molta attenzione e selezionare solamente i vini meglio riusciti. Oltre a pescare nelle zone migliori, sarà fondamentale sapere come procedono gli affinamenti in legno, altro punto cruciale. La parkerizzazione dei vini non è per nulla terminata. La ricerca di grandi maturità attraverso sovramaturazioni, osmosi e altri processi invasivi, unita ad un uso sconsiderato del legno nuovo, produce forse dei vini gradevoli in giovane età (per chi ama questa roba) ma che decadono rapidamente negli anni. Se cerchiamo frutta cotta o confettura, aromi di cioccolato e di vaniglia, sarebbe meglio andarli a cercare in Napa Valley o in Australia piuttosto che a Bordeaux. La forza di questa regione è stata quella di trasformare quelli che sembravano dei punti deboli, come delle uve tardive, il clima instabile e dei suoli non sempre facili da interpretare, in elementi cruciali per la costruzione di grandi vini da invecchiamento. Anche per questo hanno da sempre spuntato prezzi elevati sui mercati, per il loro valore di scambio a distanza di decenni.
Chiudo con una interessante intervista a Philippe Castéja, alla testa di uno dei gruppi più importanti di Bordeaux e impegnato nelle attività sociali della Union des Grand Crus de Bordeaux (Ugcb): “Il 2014 è un millesimo molto fresco, che invecchierà bene, interessante e qualitativo. Non si può definire eccezionale, ma sicuramente classico. La vendemmia è stata salvata dal mese di settembre. Il risultato ricorda il 2008. L’Ugcb vede 85 châteaux associati.
Sauternes vanta una buona acidità. Pauillac è omogeneo e conferma che abbiamo una annata da cabernet. Pomerol è andato bene. Saint-Emilion darà il meglio nelle proprietà sul Plateau e in quelle che dispongono di buone percentuali di cabernet franc. Sul versante prezzi non ci saranno sicuramente diminuzioni. Questo anche grazie ad un cambio molto favorevole per i mercati più importanti. A questo proposito il mercato russo è ancora buono, ma naviga nella incertezza. Resta fedele, ma attraversa grandi difficoltà.”

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