E basta con le Provenze d’Italia!

calice_vino_rosa_chiaretto_6_500

Si è cominciato a scrivere sempre più di vini rosa anche in Italia, il che è un bene. Era ora, decisamente. Tuttavia, leggo sovente che questa o quell’altra terra nostrana del vino rosa sarebbe – o ambirebbe essere – “la Provenza d’Italia” (assunto che la Provenza è la zona di maggior successo rosatista al mondo).

Quel che auguro, invece, ai nostri territori del vino rosa è di essere né più, né meno che se stessi. Insomma, che il “mio” Bardolino Chiaretto sia il vino rosa del “mio” Garda orientale, che il Cerasuolo sia il vino rosa delle terre abruzzesi, che il rosato di Cirò sia null’altro (e solo) il rosato di Cirò, che i rosati di negroamaro del Salento siano espressioni identitarie salentine.

Così come non sopporto, per dire, che ci sia di volta in volta un rosso meridionale diverso che ci si sente in obbligo di definire riduttivamente “il Barolo del Sud”, altrettanto riduttivo e svilente (e avvilente) è che i territori del vino rosa italiano vengano menzionati come presunte “Provenze”.

Definire un territorio del vino rosa “la Provenza d’Italia” o un rosso meridionale “il Barolo del Sud” non è far loro un complimento, bensì svilirli al ruolo di copie, di comprimari che non hanno vita se non per altrui riflesso.

La cosa in assoluto più importante per un vino (e per la sua terra) è l’identità. Che viene oscurata dai paragoni effimeri.


Scrivi un commento

3 comments

  1. Norberto Rispondi

    Sono anni che lo dico.il mio vino è il mio vino, espressione del mio territorio del mio lavoro e del mio progetto di vino.
    Ora tutti i vini, per motivi commercial, dicono , sono simili e tutti hanno aromi, profumi ecc con finali espodenti.Nessuno assapora un vino sentendo la vigna con i suoi tormenti. la cantina con i suoi mutamenti e
    la fatica che è ripagata dalla soddisfazione di quando apri la tua e solo tua bottiglia e assaggi il tuo capolavoro.

  2. Lanegano Rispondi

    Ho bevuto settimana scorsa ‘L’Arlequin errant’ della Cave Des Nomades, una piccola realtà biodinamica del Languedoc Roussilon a base di grenache, mouvedre e carignan.
    Per lei che è un estimatore dei vini rosa glielo consiglio vivamente.
    Semplicemente buonissimo !

  3. Luigi Sandri Rispondi

    Meglio una buona originalità che un’eccellente copia!