Se il vino rosso naturale è questo, viva il rosso naturale

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Sette anni fa, nel recensire qui su InternetGourmet l’Audace 2014 del Mas Zenitude di Erik Gabrielson, Mario Plazio lo definiva “un prototipo del vino rosso naturale“, dicendo che si trattava di un vino che “non guarda alla perfezione stilistica, alla cesellatura dei dettagli, alla potenza espressiva, bensì piuttosto a una certa spontaneità”. Dopodiché aggiungeva: “Forse mi si capirebbe meglio avendo questo vino nel bicchiere”. Fu sulla base di quelle parole e di quell’invito che acquistai una bottiglia di Audace, però dell’annata allora in commercio, la 2016. Solo che finì dimenticata in fondo alla cantina. Ora l’ho ritrovata, l’ho aperta e ci ho trovato dentro uno dei vini rossi più buoni che mi sia capitato di bere da anni e anni a questa parte.

L’Audace 2016 è un vino che rompe qualunque schema mentale. Mette insieme un frutto succosissimo e la granulosità tattile del cioccolato modicano; fa quattordici gradi di alcol e ha però una beva totale, gioiosa e golosa; possiede un’acidità spiccata e un’austerità riflessiva. Potrei dire, poi, dei fruttini macerati, del nocino, del fogliame secco, di altri sentori aromatici, ma sarebbe un elenco sterile, di fronte alla dinamicità vibrante e, al contempo, della pacatezza contadina del vino. Se il vino rosso naturale è questo, dico evviva al vino rosso naturale.

Tutto cinsault da vigne vecchie di ottant’anni.

Altro non ho da dire, perché con certi vini non servono tante parole. O meglio, dico che ho un rimpianto, ossia di averne acquistata una sola bottiglia. Ma intendo rimediare, se ne trovo.

Vin de France Cinsault Audace 2016 Zenitude
(98/100)

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