Nel 1752, lo stampatore napoletano Giuseppe Di Simone pubblicò un volume dell’abate Giuseppe Maria Mecatti, che si qualifica, nel frontespizio, come protonotario apostolico, cappellano d’onore degli eserciti di sua maestà cattolica, accademico fiorentino, apatista e pastor arcade. Il titolo del libro è altrettanto lungo dell’elenco delle cariche menzionate: “Racconto storico-filosofico del Vesuvio e particolarmente di quanto è occorso in quest’ultima Eruzione principiata il dì 25 Ottobre 1751 e cessata il dì 25 Febbrajo 1752 al luogo detto l’Atrio del Cavallo”. Nel testo, l’abate ringrazia Ignazio Vernet, “avignonese pittore celeberrimo”, per avergli concesso l’uso di un suo disegno tratto dal quadro nel quale “dipigne i due corsi, che ha fatto la lava” nel corso della storica eruzione. Il disegno, riprodotto nella stampa dell’incisore Filippo Morghen, reca la seguente titolazione: “Veduta del corso della lava eruttata dal Monte Vesuvio all’Atrio del Cavallo”. Ai margini della colata lavica, si scorge un’area che viene indicata, nella didascalia, come Territorio de Matroni, ossia, suppongo, dei componenti della famiglia Matrone, in quel tratto di terra che oggi è ricompreso nel comune di Boscotrecase, ricadente nell’ambito della città metropolitana di Napoli.
Tutto questo per significare il lunghissimo radicamento, a Boscotrecase, della famiglia di Andrea Matrone, vignaiolo eccellente, che ho incontrato alla Slow Wine Fair di Bologna e presto spero di ritrovare al VinNature Tasting di Gambellara. I vini, suoi e del cugino Francesco Matrone, recano il marchio delle Cantine Matrone, fondata nel 2014, e sono buonissimi, perché trasudano territorialità vesuviana. Mi ha entusiasmato, soprattutto, il bianco ‘A Muntagna (che è come i napoletani chiamano il Vesuvio, e come si chiama una delle vigne di famiglia), fatto con uve di caprettone e di greco, e a chi d’ora in poi mi domanderà un vino-simbolo dell’appellativo “vulcanico” gli darò questo riferimento; peraltro, sono avvincenti anche l’altro bianco ‘E Magliole, più snello, nonostante sia brevemente macerativo, ottenuto ancora dal caprettone unito, stavolta, alla falanghina e appena a un pelino di greco, e così pure il terragno e però bevibilissimo rosso Territorio de’ Matroni (che riprende la menzione citata nella raffigurazione settecentesca di cui ho detto), tratto dal piedirosso, del quale esalta l’indole golosissima, e poi in parti uguali, dalle uve di aglianico, sciascinoso e cascaveglia e cancello. Gli altri spero di aver presto occasione di provarli, perché, dopo il magnifico terzetto, la curiosità è tanta, ma proprio tanta.
Campania Bianco ‘A Muntagna 2023 Cantine Matrone
(95/100)
Lacryma Christi del Vesuvio Rosso Territorio de’ Matroni 2022 Cantine Matrone
(92/100)
Campania Bianco ‘E Magliole 2022 Cantine Matrone
(90/100)


