Grola, la nuova Valpolicella e il senso dei fine wine

veduta_da_san_giorgio_500

I territori dei vini che appartengono all’élite enologica dei cosiddetti fine wine, e che continuano a essere ricercati dai collezionisti e dall’alta ristorazione e inseguiti e contesi dai bevitori anche adesso che il commercio fatica, sono in possesso quasi tutti di una ripartizione precisa delle proprie vigne, suddivise in micro appellation comunali o distrettuali o in cru, a loro volta comprensivi dei grand cru o dei climat o di altre simili parcelle. Se la Valpolicella disponesse di questo genere di status, che ancora non ha, immagino che tra i suoi grand cru ci sarebbero la collina della Grola e il suo pianoro apicale, contornato di cipressi, che porta il nome della Poja, nel comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Da là sopra vedi, a trecentosessanta gradi, Verona, il lago di Garda, Sirmione, il monte Pizzocolo, il monte Baldo, la valle dell’Adige, l’anfiteatro morenico di Rivoli Veronese, i forti austriaci e italiani, il monte Pastello, la pieve antica di San Giorgio Ingannapoltron, le cave di marmo, i monti Lessini, e puoi seguitare, se ti va, a girare dentro a una giostra caleidoscopica, che ti fa felice di questi panorami cangianti, nel mentre ti abbaglia una luminosità, che non è già più gardesana e non è ancora alpestre, e avverti sulla pelle il vento perenne, questo sì a tratti di lago e a tratti di monte, che raffresca l’aria. Del resto, giusto un secolo e un quarto fa, ossia nel 1900, Giovanni Battista Perez, autore di una zonazione ante litteram del Veronese, citava, tra le aree di pregio, “Sant’Ambrogio con Grolla”.

A chi mi obiettasse che La Grola e La Poja degli Allegrini non siano mai stati dentro alla denominazione di origine, dico che c’è una novità importante, perché con l’annata 2022, in bottiglia da un mese e pronta e entrare in commercio, è nato il Valpolicella Classico Superiore Grola. So che l’idea girava da un po’ nell’aria. Già nel 2019, a margine di una degustazione di quelle che si usano chiamare “verticali”, ossia con lo stesso vino proposto in più annate, sentii Franco Allegrini mormorare che stava pensando di far entrare il rosso della Grola nella doc Valpolicella, prospettiva che accolsi con gioia, ma che Franco non fece in tempo a mettere a compimento, portatoci via dal male nella primavera di tre anni fa. Però ci si sono messi i suoi figli Francesco, Giovanni e Matteo, insieme alla cugina Silvia, figlia di Walter Allegrini. Sono loro che hanno reso concreto il progetto.

Credo che ci sia voluto un bel po’ di coraggio, e forse un briciolo di quella spregiudicatezza che è tipica, grazie al cielo, dei giovani, per sostituire un vino che “si vendeva da sé”, come La Grola, con qualcosa di totalmente nuovo, soprattutto se il vino nuovo col precedente ha in comune solo una parte del nome – Grola – e il vigneto, ma non lo stile. O meglio, lo stile è quello degli Allegrini, e dunque è cesellato, ma se La Grola era un rosso concentrativo, questo Valpolicella Superiore Grola insegue la finezza. Insomma, è concettualmente differente, si stacca dagli stilemi della struttura per esprimere in libertà l’appartenenza, piena, alla miglior tradizione del territorio, ai vini “quelli fini e di lusso dalle colline in su: e queste riportano la palma”, per dirla ancora col Perez; vini così diversi da “quelli da pasto che provengono per consueto dalla pianura”. Lo fa, pertanto, con quel colore delicato che ha la corvina e con quella sapidità a tutto tondo che viene portata dalle uve, dai suoli remotamente marini e dai venti; il sale, intanto, intride il frutto, che è soprattutto ciliegia, marasca, come dev’essere. Eppure, insieme, ha quel carattere dei “robusti della Grolla”, che menzionava Perez. Vino da lungo affinamento, da prenderne una cassa e godersi le bottiglie man mano che trascorrono gli anni.

Insomma, questo qui è un nuovo inizio, e mi piace che i giovani Allegrini mirino dritti a un posizionamento alto, per questo Valpolicella fatto con le uve della Grola, secondo l’imprinting antico, e però che lo facciano con qualche decina di migliaia di bottiglie, in modo tale che il vino “esista” davvero sui mercati globali. Questa è un’eccellente notizia, per un’area che deve per forza puntare a proporsi nel novero dei produttori di fine wine, e poi insediarcisi, e starci stabilmente, per contare nello scenario vinicolo del mondo.

Chi volesse assaggiarlo, questo Grola, sappia che dal 6 al 9 aprile, ossia nei giorni di Vinitaly, sarà disponibile in anteprima in quindici locali veronesi, distribuiti tra il capoluogo (Yard Restaurant, Locanda di Castelvecchio, Trattoria Pane e Vino, Trattoria I Masenini, Ristorante Torcolo, Trattoria al Pompiere, Locandina Cappello, Osteria Scudo di Francia, Ristorante Maffei, Trattoria ai Salvi, Trattoria dal Taio e Antica Bottega del Vino), la Valpolicella (Trattoria alla Ruota a Negrar e Enoteca della Valpolicella a Fumane) e l’entroterra gardesano (Osteria Metti a Incaffi). Poi ci saranno dieci tappe in giro per l’Italia.

Valpolicella Classico Superiore Grola 2022 Allegrini
(92/100)