Se proprio proprio volessimo andare al distillato estremo di quel che ci lascia come eredità ideale il movimento dei vini biondinamici, quale sarebbe quest’elemento essenziale? Ecco, ovvio che è difficile tradurre in una battuta un concetto così complesso come la biodinamica, però io sto con Matt Kramer quando su Wine Spectator, a proposito della biodinamica scrive: “It offers something. And that something involves not what’s above ground, but below it”. Ecco, offre “qualcosa”, e quel “qualcosa” non è sopra il suolo, ma sotto. Perché, e prendo ancora le parole di Kramer, “never mind what grappe you’re growing, the real question is how you’re growing it”. Non preoccuparti di “quale” uva coltivi, quel che conta è “come” la coltivi. La penso esattamente così anch’io. Tant’è che ho sempre prestato ben poca attenzione al vitigno, che è grosso modo uno strumento di lavoro. Quel che conta è altro. Il rispetto della terra e del suo equilibrio è tra quel qualcosa che conta davvero e che fa la differenza.
Ecco, se dovessi distillare una e soltanto una eredità che la biodinamica in vigna regala al mondo, il distillato sarebbe esattamente quello indicato da Matt Kramer. Che rappresenta un cambio di prospettiva radicale.
Semplice? Semplicistico? Naaah, provate a pensarci.


