Un errore nel quale si può incorrere parlando dei vini Bordeaux è quello di confondere i claret con i clairet. Claret è il nome con il quale i bevitori inglesi identificarono i vini rossi dei cru bordolesi, e oggi è la menzione utilizzabile in Francia per alcuni rossi bordolesi leggeri. Il clairet, invece, è quel vino bordolese che fa spartiacque tra il rosso e il rosé, non sufficientemente carico di colore e di sapore per essere un rosso, troppo colorato e strutturato per essere un rosé. Qualcosa di simile al nostro Cerasuolo abruzzese, per capirci. Insomma, come dice il disciplinare di produzione della denominazione di origine Bordeaux, “la mention «claret» est réservée aux vins rouges”, mentre “la mention «clairet» est réservée aux vins rosés foncés”, dove foncé significa “scuro”.
Se dovessi descrivere i clairet a chi non li abbia mai bevuti, per semplificare gli suggerirei di immaginarsi un bianco di buona struttura tagliato con una spruzzata di cabernet sauvignon. Questa è la caratteristica che ho ritrovato, per esempio, nell’annata 2020 del Bordeaux Clairet dello Château Ballan Larquette della famiglia Chaigne (affiliato alle federazione dei vignaioli indipendenti francesi), che ho stappato qualche sera fa. L’avevo messa da parte, questa bottiglia, perché nella retro etichetta avevo letto che questo vino “potete apprezzarlo per il suo fruttato nell’età giovanile o per l’eleganza dopo quattro o cinque anni”. Insomma, volevo metterlo alla prova dopo i fatidici quattro o cinque anni, e ho trovato che il suggerimento è corretto. Infatti, i profumi di fruttini di bosco, di prugnolo, di erbe e di peperone grigliato rimandavano subito al cabernet, ma in bocca c’è un’ondata straripante di freschezza da bianco d’alto lignaggio, e un tannino, al contempo, da rosso finissimo, e questo è il segreto dei grandi vini rosa, ossia non essere un po’ bianchi e un po’ rossi, e dunque nessuno dei due. Il rosa è rosa, per fortuna.
Bordeaux Clairet 2020 Château Ballan Larquette
(92/100)


