Un mese prima di Vinitaly lessi il piccolo, bellissimo libro della giornalista pordenonese Elisa Cozzarini intitolato “Gli intrecci del fiume“, pubblicato da Ediciclo Editore. Parla di fiumi, e del rapporto che hanno con l’umanità. Uno dei fiumi su cui si sofferma è quello di casa, il Tagliamento. Mi è rimasta impressa l’immagine del Tagliamento in piena che “rimescola le ghiaie” ed è come se dalla piena rinascesse ogni volta a vita nuova, cambiando il percorso e il paesaggio. Mi ha talmente colpito che sull’agenda del Vinitaly ho scritto: “Cercare un vino del Tagliamento“.
Alla ricerca di quel vino, mi sono diretto al banchetto di Borgo delle Oche, posizione 70 del padiglione B, nell’area del Friuli Venezia Giulia. Ne avevo letto qualcosa sulla guida di Slow Wine. Sull’edizione del 2023 si diceva che l’idea della piccola azienda friulana è quella “di fare vini schietti e accessibili nelle terre delle Grave del Friuli, cercando di esaltare le peculiarità di questo articolato terroir”. Le Grave sono la zona di ciottoli slavati dal Tagliamento che si estende su settemila ettari ai lati del fiume, tra le province di Pordenone e di Udine. Borgo delle Oche è a Valvasone Arzene, in provincia di Pordenone. Ho cercato su internet qualche fotografia e ho visto i sassi lasciati indietro dal fiume. Le vigne sembrano quelle di Lirac, di Tavel, di Châteneauf-du-Pape, col pietrame lisciato dal Rodano, solo che qui sul Tagliamento sono bianche. Ne sapevo abbastanza per avvicinarmi allo stand.
A farmi assaggiare i vini è stata Luisa Menini. L’azienda è sua. L’aiuta il marito enologo, Nicola Pittini. Li ho trovati entrambi sorridenti. Quanto ai vini, l’affermazione che siano “schietti e accessibili” corrisponde al vero. La beva è secca, il prezzo si aggira intono ai dieci euro a bottiglia. Soprattutto, trasmettono l’idea del territorio, quella che ho ricavato dal libro e che adesso dovrò andare a verificare di persona, per camminarci sopra.
Friuli Friulano 2023. È il tocai di una volta, quello sapido e grintoso. Il frutto mi ricorda la susina regina Claudia quand’è molto matura. Di certo non gli manca la franchezza. Sa di Tagliamento. (88+/100)
Friuli Malvasia 2022. Un bianco di quelli seri, secchissimo e graffiante. Fa venire alla mente la pietraia. Il sale intride le memorie officinali di salvia e di macchia mediterranea. Il sorso è lungo e nervoso. (89+/100)
Venezia Giulia Refosco dal Peduncolo Rosso. Ecco di nuovo il sale, tanto, perfino più che nei bianchi. Un rosso di singolare personalità. Non ne ho mai bevuto uno che gli somigliasse. Frutto e sale, frutto salato. (90/100)


