I vini che invecchiano e il legame con la vita

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“Quel che trovo formidabile nei vini invecchiati è il legame con la vita che riescono a trasmettere. Anche nelle annate piccole, ci lasciamo prendere dalla loro energia: è tutto semplicemente meraviglioso”. La frase è di Pierre-Henry Gagey, che dirige la maison Louis Jadot, uno dei nomi più famosi della Borgogna. Questa frase spiega esattamente il perché io adori bere i vini invecchiati.

Sono rarissimi i vini che preferisco bere quando sono giovani. Anzi, dico che anche i vini che di solito si bevono giovani, io preferisco berli relativamente avanti nella loro età. Prendiamo per esempio i rosati: quelli buoni davvero, quelli che esprimo la loro essenza territoriale, a mio avviso sono nettamente meglio nella loro seconda estate, quando le spezie si fanno largo tra i fruttini. Talvolta è opportuno attendere ancora oltre il secondo anno.

Quello che sanno trasmettere i vini capaci di tenere il tempo, e anzi di avvalersene per farsi più complessi ed eleganti, è proprio il senso della loro vitalità. Ed è una regola che vale sempre, nelle annate giudicate grandi e anche in quelle più modeste. Un vino di territorio fatto da un vignaiolo che rispetta il territorio è grande a prescindere dall’annata, e il tempo gli rende sempre ragione. Davvero è tutto semplicemente meraviglioso.


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