Si va in cantina con lo spirito di chi va a un concerto

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Mi pare che molti appassionati di vino frequentino le cantine o le rassegne vinicole con lo stesso atteggiamento col quale gli appassionati di musica frequentano i concerti dal vivo. Mi pare insomma che ci sia, da parte di molti, la ricerca di un contatto il più possibile diretto con il produttore, anziché limitarsi a berne i vini, così come si cerca di essere il più vicino possibile al musicista andando a un concerto, anziché limitarsi ad ascoltare un’incisione.

Che c’è di male in questo? Niente, non c’è niente di male. Perché dovrebbe esserci qualcosa di male?

Tuttavia, diciamo che non è questa la mia personale priorità.

Quando bevo un vino o ascolto una canzone, cerco la riflessione, che è personale, intima, possibilmente non disturbata e non influenzata da quei fattori esterni che si usano far rientrare nel novero delle esperienze emozionali.

Ecco perché in genere preferisco, se posso, prima assaggiare i vini con calma e poi, quando mi sono fatto un’idea del vino, andare a visitare la cantina e incontrare il produttore, anche per verificare se l’idea che mi sono fatto è fondata o meno. Esattamente come per la musica, tant’è che non sono un patito dei concerti, mentre ho una ricca collezione di dischi e cd (non mi piace invece la musica digitale, perché le note di copertina per me sono importanti).

Penso che l’abbiamo provata tutti l’esperienza di certi vini che assaggiati in cantina sono più buoni che ribevuti a casa, no? Ecco, quel “plus” della cantina rientra nella sfera emozionale. Quella sfera emozionale, appunto, che cerco di evitare quando tento di comprendere un vino e un territorio.


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