Rimettere il vino al centro della tavola

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Anno nuovo, propositi nuovi, o forse vecchi, perché talvolta il vecchio è decisamente meglio del nuovo. Questo spiega perché faccio totalmente mio il titolo dell’editoriale che Jérôme Baudouin ha firmato per La Revue du Vin de France: “Rimettere il vino al centro della tavola”.

Non mi ha mai sfiorato l’idea che il vino potesse stare lontano dal cibo, tant’è che nelle mie degustazioni ho sempre provato i vini anche col cibo. Per me il vino chiama la tavola e la tavola chiama il vino e la conversazione. Quella della sua gastronomicità è un’idea antica del vino, e come tale è modernissima, la più moderna che c’è. Solo che il senso gastronomico del vino nei decenni scorsi lo si è smarrito nel nome dell’edonismo degustativo, e dunque via alla rincorsa a costruire il muscolo, la potenza, la complessità intesa come somma di singole parti, tutte sopra le righe. “Abbiamo conosciuto, e ancora conosciamo – scrive Baudouin, e sottoscrivo parola per parola – dei vini elaborati con il solo obiettivo di raccogliere delle belle valutazioni. Imponenti in bocca e capaci di surclassare il vicinato in una degustazione alla cieca. Delle bestie da concorso volute da produttori che hanno dimenticato che il vino è prima di tutto compagno della tavola. E che il destino della sua esistenza non è quello di fermarsi sul fondo di una sputacchiera, dopo una degustazione”.

Credo che non sia necessario aggiungere altro, solo la speranza che in tanti ricomincino a ripensare al vino che si beve. In tavola.


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