In ricordo di Giorgio Gioco, cuoco, maestro, amico

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Giorgio Gioco ci ha lasciati. Aveva novantatrè anni e ha fatto la storia della cucina italiana. Col suo ristorante 12 Apostoli, nel cuore della Verona antica, conquistò le due stelle Michelin, che mantenne fino ai primi anni Ottanta, quando i cuochi incominciavano a essere chiamati chef, così come i vini iniziavano a essere improntati secondo canoni di un “gusto internazionale” traditore della storia locale.

Mi è stato maestro e amico, Giorgio. Da lui ho imparato molto di quel che so della cucina, la sua stima mi è sempre stata di sprone, la sua idea che il cucinare, il mangiare, il bere fossero sempre e comunque intimamente legati alla cultura, alla scrittura, alla poesia, all’arte è stata ed è per me una bussola nel mio camminare lungo i sentieri della gastronomia.

Uomo colto ed eclettico, perennemente disponibile, ha lasciato traccia imponente di sé, senza però mai pretendere, senza mai esigere, sempre donando tutto se stesso. Ha depositato memoria grata in me e, ne sono certo, in uno stuolo di persone, che oggi condivideranno, suppongo, la mia stessa riconoscente malinconia.

Brinderò a lui con un calice preso da una delle bottiglie che recano, in etichetta, la sua grafia inconfondibile, rotonda, pulita, nitida, signorile. Potete farlo anche voi, se ne avete sottomano una di quelle sulle quali campeggia quel tondo “Quintarelli Giuseppe” che appartiene al mito d’ogni bevitore attento.

Ricordo quando, la prima volta che andai a trovarlo, Bepi Quintarelli mi accolse prima con diffidenza per poi aprirsi invece con calore allorché gli palesai di conoscere, sulle etichette, la mano di Gioco. Gli bastò sapere che mi era famigliare la sua calligrafia per far cadere ogni barriera. Perché Giorgio era uomo che univa, affratellava. Non importava che tu fossi celebre, come chi veniva onorato col suo premio letterario dei 12 Apostoli, o solo un ragazzo, come ero io, che m’avvicinavo, curioso, alla tavola e al vino. Giorgio accoglieva. Col sorriso.

Resterà, quel sorriso, stampato in me, per i giorni che verranno, e non penserò mai che Giorgio Gioco se n’è andato. Non posso crederci, perché è invece qui, perché rimane in chi l’ha conosciuto e ne ha ricevuto in generoso dono il sapere e l’amicizia.


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1 comment

  1. Alberto Nunziante Rispondi

    Caro amico Angelo.
    ho letto con piacere il “coccodrillo” che hai scritto per il nostro Giorgio; possiedo qualche bottiglia con l’etichetta azzurrina e con la descrizione scritta a mano con la inconfondibile calligrafia di Giorgio. Se hai tempo e il coraggio di aprirne una mettiti in contatto con me:
    Ciao
    Alberto Nunziante