Raffaele Moccia e il suo Sabbia Vulcanica 2017

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Una delle poche vigne dove torno periodicamente è quella di Raffaele Moccia sul vulcano Agnanum. Siamo ancora nel territorio della città di Napoli: Agnano è un quartiere periferico a nord, che segna il confine con i Campi Flegrei. Il suo vigneto si estende in effetti lungo due vulcani, tratteggiando una linea di separazione tra quello degli Astroni, all’interno del quale si è sviluppato un bosco incantato, oasi Wwf, e Agnano, devastato invece dalla speculazione edilizia e dalla zona industriale. A tal punto che non si ha minimamente la percezione della sua natura geologica. Il circolo del cratere diventa visibile solo da una posizione alta, appunto il vigneto di Raffaele.

In questi ultimi due anni ha svolto un lavoro titanico, prendendo a cura molti dei terreni abbandonati, proprietà di parenti, che ha liberato dalla vegetazione infestante e impiantato viti praticamente su tutto il versante della collina degli Astroni che guarda verso Agnano. Il paesaggio è totalmente cambiato, la collina non ha più quell’aria trascurata, bensì è dolcemente tratteggiata dai filari di falanghina e piedirosso.

Durante il duro lavoro di recupero dei terreni abbandonati ormai da molti anni, ha ritrovato, nascoste tra gli arbusti, viti molto vecchie, centenarie, di gelsomina o cupella, a bacca bianca. Qualcuna ha oltre duecento anni, e con passione le sta riproducendo per talea, come fa per tutte le sue piante. Infatti il suo è certificato quale vigneto storico e sono sei gli ettari recuperati durante gli ultimi due anni.

Vista la mole di lavoro, non va mai in giro, praticamente quasi non esce dalla vigna, sta poco anche in cantina. Questo tipo di suolo così polveroso, sciolto, sembra quasi una cipria, se da una parte caratterizza meravigliosamente i vini e il paesaggio, dall’altra impone uno sforzo lavorativo enorme in quanto le terrazze vanno manutenzionate quotidianamente per evitare che si dissolvano con il vento o con la pioggia. Si lavora di zappa, le terrazze sono strette e tortuose, qui le chiamano “voteche”, perché girano a gomito, e lui è l’ultimo “votecaro” rimasto in zona, ovvero, artigiano sapiente che conosce le tecniche per manutenzionarle.

Fuori dalla sua collina Raffaele quasi si spegne, non è a suo agio e parla poco. Quando invece si muove nel suo habitat, sembra quasi un essere soprannaturale. L’ho detto altre volte, mi fa pensare a quegli esseri bluastri, abitanti del pianeta Pandora, quello del film Avatar. Il film ha ampiamente rappresentato il rapporto altamente mistico tra loro e la natura, proprio come accade per Raffaele e  la sua collina, solo che lui purtroppo non cavalca draghi volanti, né salta come una gazzella, anzi, gli tocca salire e scendere faticosamente a piedi le ripide vigne.

Da un paio di anni ha deciso di dare voce ai vitigni minori che punteggiano i suoi vigneti, creando l’etichetta Sabbia Vulcanica, qui detta “rena ‘e lava”, sabbia di lava.  Ci ritroviamo per lo più falanghina, il vitigno della doc Campi Flegrei bianco, ma anche catalenesca, gelsomina, caprettone, muscarella (moscato), biancolella. Il 2017 è la terza annata in produzione, appena 5.000 bottiglie. ‘A rena ‘e lava c’è tutta nel bicchiere, come l’anima nobile di Raffaele, e preferisco non stare a descrivere l’assaggio perché mi sembrerebbe di ridurre a poca cosa quello che invece è profondamente tinto da poesia e ridona fiducia verso il prossimo, in questo momento storico incupito dall’individualismo sfrenato.

Mi chiedo come mai una tale personalità non abbia ricevuto premi speciali, tenuto conto soprattutto del lavoro di recupero della collina di Agnano, tra l’altro devastata dagli incendi la scorsa estate. In questa zona è stato proprio lui a tenergli testa. Sì, perché il fuoco aggredisce soprattutto le zone abbandonate e non vigilate.


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2 comments

  1. Enologo - Sommelier Gennaro Pisciotta Rispondi

    Cara Marina Alaimo conosco Raffaele da moltissimi anni in quanto è stato mio alunno all’ Istiuto Agrario Sivestri (attualmente Falcone) dove si è diplomato, da coniglicoltore si è convertito da molti anni alla viticoltura, una viticoltura eroica dove la natura vulcanica del suolo vitato si è trasferita nei suoi vini esprimendo la sua mineralità. Naturalmente è uno dei pochi viticoltori metropolitani di Napoli e con acutezza, ingegno e creatività riesce a produrre vini, specilmente i rossi, dove tannini e mineralità alla degustazioni si esprimono in toyo.
    Enologo – Sommelier Gennaro Pisciotta

  2. Marina Acino Ebbro

    Marina Acino Ebbro Rispondi

    Caro Gennaro, l’unica cosa che proprio non mi piace quando vado da Raffaele è beccare le gabbie dei conigli pronti al macello. Lo detesto e gli chiedo sempre di fermare tutto in attesa che vada via. Per il resto è una visita che adoro fare, così come mi piacciono i suoi vini. Lui è un tutt’uno con la vigna e la collina e quest’ultimo lavoro di estensione dei vigneti e recupero degli spazi abbandonati è straordinario, una vera e propria impresa titanica vista la mole di lavoro svolta con il solo aiuto del figlio.