Oh, finalmente, il ghiaccio nel vino si può

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Oh, finalmente! Adesso non mi sento più emarginato e minoritario: il ghiaccio nel vino, e soprattutto nel vino rosa, si può mettere, e io lo dico sempre che questa cosa funziona alla grandissima con i rosé in estate. Se poi lo sdoganamento del ghiaccio nel vino rosa lo fa uno come Beppe Palmieri, il sommelier dell’Osteria Francescana di Massimo Bottura, e se la cosa finisce sul Corriere della Sera, è ovvio che la mia goduria è ancora maggiore.

Su Divini, la rubrica di Luciano Ferraro sul Corriere, Palmieri racconta così: “Il nuovo piatto che stiamo lanciando si chiama Omaggio a Boetti, pancia di maiale con un brodo caldo. Lo abbiamo abbinato all’Artemio, un cocktail a base di Lambrusco di Sorbara, abbiamo avuto il coraggio di usare il ghiaccio con il vino, aggiungendo succo di amarena e amarena candita. Il Lambrusco con il ghiaccio si è sempre bevuto, tra i contadini come tra i borghesi. Noi l’abbiamo ripreso e lo portiamo accanto al nuovo piatto di Bottura”.

Evviva evviva.

Il Sorbara “vero”, signori miei, è un rosato “vero”, e col rosato “vero” come il Sorbara “vero” il ghiaccio ci sta, eccome se ci sta. Solo che finché l’ho detto io ho visto drimpetto a me sopracciglia alzarsi e sguardi fattisi pietosi. Ora che lo dice Palmieri forse finalmente qualcuno mi darà ragione.

Che poi i francesi, che di rosé se ne intendono, e infatti sono quelli che ne fanno di più al mondo, che ne importanto di più al mondo e che ne bevono di più al mondo, i loro bei cubetti di ghiaccio dentro al bicchiere di rosé ce li mettono eccome. Possibile che si sbaglino? No, non si sbagliano: il piacere prima di tutto.

Avanti, coraggio, via la forma e la ritualità, mettiamo ‘sto ghiaccio nel nostro rosé. Divertiamoci col vino più divertente che c’è.


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