No enofighetti, please, per i vini delle cantine sociali

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Siete di quelli che frequentano i wine bar di tendenza in cerca di rarità enoiche sotto ceralacca fatte in piccolissimi numeri da barbuti vignaioli in qualche sperduto capanno magari del Jura? Ok, allora i vini delle cantine sociali italiane non fanno per voi. Gli altri in cooperativa potranno trovarci dei vini dal godibile rapporto qualità-prezzo.

A dire queste cose, liberamente tradotte da me, è Simon Reilly sulla versione on line del magazine brittanico Decanter: “Great value Italian wines made by cooperatives” titola il suo articolo. Sostiene che “le cooperative rappresentano una parte vitale dell’industria vinicola nazionale e, fortunatamente per il wine lover, offrono una miriade di vini dal fantastico rapporto qualità-prezzo”.

Certo, Reilly non gliele manda a dire alla cantine sociali italiane. Riprendendo il parere del consulente neozelandese Matt Thomson, che ha collaborato con alcune delle sociali italiane, ricorda che il rischio è che il vino di queste realtà “se non si premiano i viticoltori che producono i frutti di miglior qualità, diventi solo una commodity”. E si finisce per fare “produzione di vino di massa, fatto con l’occhio ai volumi commerciali piuttosto che alla qualità”. Così come un altro rischio del mondo cooperativo italiano è quello della tendenza a buttare tutto insieme, uva buona e meno buona, per tirarci fuori alla fine pochi vini ottenuti dai tagli delle varie vasche, anziché specializzare la produzione.

Comunque, di vini di valore se ne trovano, per chi cerchi buona qualità al giusto prezzo, e Reilly ne elenca una dozzina, assegnando a qualcheduno di loro anche dei punteggioni. Ai primi due posto c’è un bianco siciliano Centopassi di una cooperativa sociale e il rosso di una minuscola realtà piemontese (la Riserva dei Produttori di Carema, un vino che adoro), ma poi ci sono anche le etichette di alcuni giganti consortili. L’ultimo vino è una private label di un grosso importatore, The Wine Society, ma viene da Feudo Arancio, investimento dei trentini di Mezzacorona in Sicilia.

L’elenco delle sue selezioni, con tanto di rating centesimale, lo trovate qui sotto.

  1. Centopassi, Sicilia Grillo Rocca di Pietra Longa 2015 (94/100)
  2. Cantina Produttori Nebbiolo di Carema, Carema Riserva 2013 (94/100)
  3. Cantina Terlano, Alto Adige Terlaner Classico 2016 (93/100)
  4. Mezzacorona, Teroldego Rotaliano Riserva Castel Firmian 2013 (92/100)
  5. Produttori del Barbaresco, Langhe Nebbiolo 2015 (92/100)
  6. Bozen Cantina Bolzano, Alto Adige Pinot Bianco 2016 (91/100)
  7. Produttori del Gavi, Gavi di Gavi Etichetta Nera 2016 (91/100)
  8. Cantina Valpantena, Valpolicella Superiore Ripasso Torre del Falasco (90/100)
  9. Cantina di Soave, Soave Classico Superiore Castelcerino Rocca Sveva (89/100)
  10. Cantina Oliena, Cannonau di Sardegna Riserva Corrasi 2008 (89/100)
  11. Cantina di Mogoro, Monica di Sardegna San Bernardino 2012 (88/100)
  12. The Wine Society, The Society’s Sicilian Reserve Red 2013 (87/100)

 


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1 comment

  1. Alberto Rispondi

    Condivisibile. Ci potrebbe pure stare qualche cantina che produce lambrusco, poi credo l’elenco sarebbe terminato.