Il monopolio del Québec lancia i vini naturali

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Ricordo quando, otto anni fa, l’enoteca Bulzoni di Roma venne sanzionata dalla Repressione frodi perché aveva esposto un cartello con la dicitura “vini naturali”. Sono passati otto anni e sembra un’epoca lontanissima. La notizia è che adesso – proprio adesso, ai primi di settembre, da giovedì 3 per la precisione e fino al 16 – la Saq, ossia il monopolio del Québec, in Canada, ha aperto sul proprio sito di vendite on line una sezione dedicata ai “vins nature”, ai vini naturali, appunto. E credo che possa essere una decisione in qualche modo rivoluzionaria, se tutto andrà per il verso giusto.

A dire il vero, come spiega Patrick Désy su Le Journal de Montréal, già dal 2015 i “vins nature” avevano fatto capolino nell’offerta della Société des alcools du Québec, ma la vendita era riservata a pochissimi negozi del monopolio e a una dozzina di etichette, perché l’intento era quello di proteggere l’organizzazione dai resi e dalle richieste di rimborso da parte di acquirenti che riscontrassero problemi o anche solo che fossero delusi dal gusto di questi vini. Ma da allora la domanda degli utenti è aumentata e così adesso è arrivata la scelta di effettuare un test più significativo, con una cinquantina di etichette.

Molto probabilmente, a smuovere la Saq è stata l’approvazione da parte delle autorità francesi di un regolamento specifico per i “vins nature”, basato di fatto sulle regole elaborate dal Syndicat de défense des vins naturels. Ovvio che, stante le diverse “correnti di pensiero” del mondo “naturale”, quel regolamento non ha trovato e non trova tutti concordi, ma il passo avanti adottato dai francesi è stato comunque notevole, e alla fine ne beneficiamo anche noi italiani, se davvero questo è stato l’elemento chiave della decisione del monopolio del Québec. Dico così, perché tra i “naturali” in vendita sul sito della Saq, alcuni vengono dall’Italia, anche se la maggioranza è – abbastanza ovviamente – francese (la squadra “naturalista” italiana è composta da Abbia Nòva, Al di là del fiume, Cà dei Zago, Carussin, Raína, Podere Luisa, Sequerciani e Tenute Dettori, ciascun con un vino).

Vedremo come andrà questo test québécois, però credo che sarebbe ora che anche qui in Italia sul fronte normativo nazionale si desse un quadro di riferimento alla materia. Banalmente, anche per evitare un ulteriore strapotere francese. Ma temo che da noi sia molto, molto difficile che qualcuno decida sapendo che scontenterà molti. Troppe anime in gioco.


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