Ma il vino “naturale” interessa davvero?

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La domanda che sta nel titolo, lo ammetto, è provocatoria: ma il vino “naturale” interessa davvero? Provocatoria, vero, ma neanche tanto, però, perché la questione trova più che una motivazione quando si vanno a guardare le dimensioni del mercato vinicolo e le differenze di approccio al bio-qualcosa tra i bevitori (e i venditori) di vino in giro per il mondo.
La faccenda della viticoltura biologica e “sostenibile” e biodinamica sta cominciando a far capolino un po’ ovunque nel dibattito di chi a vario titolo si occupa di vino. Per esempio, se n’è occupata di recente la rivistona americana Wine Spectator, che ha cercato di discutere, accanto al tema, appunto, della “sostenibilità” ambientale, anche quello della profittabilità economica delle scelte produttive “naturali”. Dicendo che molti produttori ritengono che questo genere di scelte paghino, anche quando rimanga difficile da capire se i consumatori sappiano davvero valutarne il valore.
Però…
Però c’è chi, fra gli addetti ai lavori, è molto scettico. Lo dice per esempio un rivenditore di vino di Kansas City, che scrive così a Wine Spectator: “Il consumatore dà valore alla sostenibilità? Se devo parlare del mio lavoro, la risposta è no. Come rivenditore al dettaglio, trovo che ci sia zero interesse da parte dei consumatori riguardo alla sostenibilità. Occasionalmente può essere che un consumatore chieda qualcosa sui vini biologici e sulla loro correlazione con i solfiti. Dall’altro lato, molti dei distributori e dei produttori con cui parlo spendono un bel po’ di tempo a parlare di sostenibilità. Preferirei, piuttosto, che parlassero di abbinamenti e di stile del vino, che sono di maggior interesse per i miei clienti”.
D’accordo, per gli appassionati italiani di vino leggere una cosa del genere lascia a bocca aperta. Ma il mondo non è mica tutto uguale. Ce n’è di strada da fare.


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2 comments

  1. Lorenza Rispondi

    È una testimonianza molto interessante.

    La mia personalissima sensazione è che in Europa, o almeno in Italia e in Slovenia, ci sia maggiore attenzione, da parte dei consumatori, verso l’aspetto della sostenibilità nell’allevamento della vite (forse un po’ meno verso il processo produttivo nel suo complesso).
    D’altro canto, il “nostro” concetto di sostenibilità e di buone pratiche dev’essere più avanzato di quello diffuso negli Stati Uniti, e non mi sorprende che abbia meno appeal sui consumatori.

    I produttori di biodinamico abituati a esportare dovranno farci i conti…

  2. #angeloperetti

    #angeloperetti Rispondi

    @Lorenza. Concordo con la tua valutazione. In ogni caso, finché la produzione “naturale” rimane sui volumi attuali problemi di collocamento sul mercato non ne vedo, a prescindere dalla percezione dei consumatori.