Ma il gusto è uguale?

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La domanda è semplice, ma anche complicatissima: “Il gusto è uguale?” La domanda l’ha fatta un reporter della Bbc ad Alfonso Cevola, wine writer che vive fra l’Italia e l’America. L’oggetto era il sedicente Prosecco alla spina che qualche tempo fa veniva venduto in Inghilterra, e sul caso erano insorti il mondo del vino prosecchista – produttori e Consorzio di tutela – e anche la politica, imponendo lo stop all’uso del termine Prosecco per quel vino. Si è (giustamente) gridato allo scandalo: il Prosecco, quello doc, è solo in bottiglia, niente spina. Ma la domanda del reporter della Bbc è di quelle che fanno tremare i polsi: “Il gusto è uguale?”
Lo raccomta lo stesso Cevola sul suo blog “On the Wine Trail in Italy“.
“Nel breve tempo che mi è stato dato per rispondere ho ammesso che per una persona media i due vini avrebbero avuto lo stesso gusto” ha scritto. Aggiungendo così: “In teoria, il vino in Italia si fa in una grande vasca e poi viene imbottigliato. In un piccolo fusto, che è come una vasca, potrebbero esistere le condizioni per una somiglianza di gusto e di tessitura. E a quel livello, che è abbastanza di base, non riesco a immaginare troppa differenza”.
Insomma, il consumatore non esperto non capisce la differenza fra il Prosecco doc che sta in bottiglia e un vino frizzante alla spina fatto con l’uva glera. Il rischio è che si convinca che sia solo una questione burocratica. Del resto, lo stesso venditore di quella che definiva un Prosecco alla spina ha basato la sua giustificazione proprio su quest’aspetto: “Vendiamo lo stesso liquido in bottiglia e in fusto. In bottiglia lo chiamiamo Prosecco. Nel fusto dobbiamo chiamarlo frizzante”.
“La maggior parte della gente in giro per il mondo – ha spiegato Cevola – non è appassionata di vino. Cercano solo da bere. Le sottigliezze esistenti tra il Prosecco, lo spumante e lo Champagne non sono così terribilmente importanti per loro”. Non capiscono. Il che certe volte può giocare a sfavore del Prosecco, come nel caso inglese, ma altre volte può essere commercialmente un potenziale vantaggio, se davvero lo si confonde con lo Champagne, che costa molto di più.
Ora, Cevola, che di vino italiano se ne intende come pochi, le differenze ovviamente le capisce molto bene. E proprio per questo il suo consiglio è prezioso. Intendo il consiglio che regala nel suo post. “We need more education on what Prosecco is”, dice. C’è bisogno di maggiore educazione su cosa sia il Prosecco. Ecco, la differenza la possono far percepire solo una corretta informazione e una capillare educazione dei consumatori. Prosecchisti, annotatevelo.


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