L’utile, il vero, il saggio e il piacere della libertà

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Il filosofo tedesco Walter Benjamin collezionava libri per bambini e scrisse ripetutamente su quest’argomento. Al proposito, in un recente articolo pubblicato nel portale on line dell’associazione il lavoro culturale, Nora Siena, dottoranda italiana alla Cornell University di Ithaca, ha osservato che Benjamin voleva che i libri per bambini facessero liberamente fiorire il linguaggio e la fantasia dell’infanzia, perché da questo dipendono la “la felicità e l’educazione del bambino, ma soprattutto quella dell’adulto, che solo dal bambino può imparare ad usare le parole e le cose senza sottomettersi alla schiavitù dell’utilità e alla violenza del vero e del giusto”. Questa osservazione mi fa pensare a quanta inaspettata gioia potremmo trovare nei calici di vino se riuscissimo ad abbattere i recinti nei quali teniamo rinchiusa la fantasia. Infatti, l’utile, il vero, il giusto sono cardini della vita collettiva, ma il piacere appartiene alla nostra dimensione personale, e negarci la felicità del bello e del buono è tutt’altro che saggio.


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