La timidezza, il vino, i pensieri che vengono da soli

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Cerco il vino che mi faccia pensare. Però non sopporto quando mi parlano di vini da meditazione. Perché non bevo per pensare, bevo per bere. È che i pensieri vengono da soli e semmai il vino aiuta a conversare. Per me che sono fondamentalmente timido, il vino è un alleato.

Avrei detto che erano timidi anche loro. Li ho visti in osteria perché a Verona si va in osteria. È vero, si va in Arena e si accendono le candeline quando suona il gong, prima che l’orchestra attacchi. I turisti vanno anche alla casa di Giulietta e i ragazzi ci appiccicano biglietti con la chewing gum giurandosi amore forever. Ma i veronesi vanno in osteria e di Giulietta e dei Montecchi non gli interessa, semmai di Bagnoli e di Fanna e di Elkjaer e dello scudetto dell’85.

Quando lavoravo a Verona ci andavo quasi tutti i giorni all’osteria. C’è stato un periodo che ne frequentavo una con la boiserie e le foto in bianco e nero e la lavagna con sopra l’elenco dei vini scritto col gessetto e le polpette e i panini sul bancone ed è inutile provare a capire quale sia perché tutte hanno la boiserie e la lavagna e il resto.

Loro entravano verso la mezza. Giovani. Lei si accomodava vicino alla vetrata. Sola. Un bicchiere di vino bianco, un panino o un’insalata. Lui, solo, al tavolo d’angolo, sotto gli scaffali delle bottiglie e ogni tanto gli toccava alzarsi perché l’oste doveva tirarne giù qualcheduna e altrimenti non ce la faceva. Un rosso e una pasta, soprattutto ravioli.

Poi, una sera che dovevo fermarmi in città per una cena ed ero in anticipo e cadeva una pioggerellina che sembrava un velo ed è così che piove a Verona in certi giorni di primavera e più che pioggia ti pare una nebbiolina o una nuvola, decisi di passare all’osteria per un aperitivo. Era un muro di teste, di spalle, di schiene. C’erano anche loro. Lei col bicchiere di bianco, lui con il rosso, ma stavolta stavano assieme. Si parlavano. Sorridevano. Rimasi imbambolato a guardarli, con la gente che mi urtava.

Un cenno di saluto all’oste, che rispose facendo l’occhiolino, e uscirono tenendosi la mano. Lui le carezzava i capelli, lei gli cingeva la vita, e si baciavano incuranti della pioggia e dei passanti.

Non li ho più rivisti. Avrei potuto domandare all’oste, perché gli osti sanno tutto e certamente sapeva di quell’amore. Non ci ho pensato. Adesso è tardi.


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2 comments

  1. Mario Gagliardi Rispondi

    Gentile Angelo Peretti , buonasera . Questi sono i post per cui vale la pena seguire i Blog che parlano di vino . Ben scritto , illuminante . Lei è un maestro .

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Troppo buono, Mario.