Ma la qualità del vino è davvero migliorata?

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La qualità del vino è davvero migliorata rispetto a quella degli anni Sessanta o Settanta, o anche di quella degli anni Quaranta e Cinquanta, decenni che sfoggiano tuttora bottiglie da leggenda?

La domanda se la pone su Decanter un mostro sacro della critica vinicola come Hugh Johnson ed è riferita ai vini della Napa Valley, ma io credo che valga anche per le altre terre del vino.

Dice: “Ci sono stati certamente dei cambi di stile. I giudici moderni – senza far nomi – non approvano quello stile magro e molto acido di quei giorni lontani. In parte perché oggi i vini appena imbottigliati hanno bisogno di grassezza (e di zucchero) per rendere accettabili i loro tannini”. Il che non è vero, ammettiamolo, solo per i rossi americani. Vale in genere. E io adoro quello stile magro e acido dei rossi degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, prima che gli americani ci spiegassero che – come scrive Johnson con una bella dose di ironia – i vini vanno spalmati con l’equivalente vinoso del Teflon, che ci vogliono anni a toglierlo di mezzo, ma poi non resta granché.

Noi ce la siamo bevuta, quella spiegazione degli americani, e abbiamo anche venduto bene quelle specie di marmellate alcolico-tanniche che ci siamo messi a produrre per loro qui in Italia. Ma non ne sopravviverà quasi nessuna di quelle bottiglie, dico io.


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