Se la casa è al centro dei pensieri dei nuovi buongustai

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Non sono un grande fan di Massimo Gramellini, però qualche giorno fa mi ha incuriosito quel “noi cavernicoli” che faceva da titolo al suo intervento quotidiano sul Corriere della Sera e sono andato a leggerlo. In sostanza, dice delle code che al primo giorno di riapertura delle attività commerciali si sono viste davanti all’Ikea. Gente che comprava oggetti per la casa, dunque. L’ipotesi è che a forza di starci, anche per quelli che una volta aborrivano di starci “la casa sia diventata il centro dei loro pensieri”.

La conseguenza? La lascio alle parole di Gramellini: “Inutile illudersi: la voglia di uscire dal letargo tornerà soltanto con il vaccino. Fino a quel giorno, alla prospettiva di cenare a distanza in un ristorante sanificato o di prendere l’aperitivo davanti a un cameriere munito di termoscanner che ti accoglie sulla porta del bar come un pistolero di Sergio Leone, anche il meno orso tra noi preferirà tre ore di coda dentro un capannone svedese per cambiare gli abat-jour.”

Ecco, se qualcuno nutre ancora dei dubbi sul fatto che il futuro della ristorazione passi dal delivery e dal take away, e soprattutto da quello di buona qualità e ben organizzato, è meglio che su parole come queste ci faccia una sana e seria riflessione. Per quel che conta, la penso così anch’io, e l’ho anche già detto.


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