Il Groppello di Revò si deve bere (per bere la storia)

zeremia_500

Questo è un vino rosso che se lo metti in degustazione in mezzo ad altri vini rossi finisce bastonato, perché è un vino che non è fatto per le degustazioni e le gare e i punteggi e i confronti, è fatto per essere bevuto.

Questo è un vino rosso che se ti ostini nell’onanismo culturale dei descrittori aromatici, ossia dei frutti e delle spezie, non ne cavi fuori niente, perché sa solo di vino, e anzi sa di quei vini che si facevano una volta.

Questo è un vino rosso che se ti fidi del palato e dici “be’, è un vinello” e pensi che faccia sì e no undici gradi poi ti trovi ciucco sotto il tavolo, perché di gradi ne fa tredici e non te lo fa capire, così ti taglia le gambe.

Questo è un vino che per berlo hai bisogno di un panino col salame o meglio ancora con la pancetta, che sappia anche un po’ di aglio, o di una polenta con le salamelle o coi funghi o col formaggio. Di cibo insomma.

Questo è un vino rosso che è un monumento, secondo quella definizione dei monumenti della cultura materiale che diede Jacques Le Goff, le testimonianze della cultura materiale che non sono scritte nei documenti.

Questo è un Groppello di Revò, un vino rosso tratto da un’uva antica che in Trentino si coltiva ancora in poche vigne solo a Revò, Romalto e Cagnò, posti che devi cercarli sulla mappa dell’Istituto Geografico Militare.

Viene da una vigna che coltiva Lorenzo Zadra proprio a Revò, in località Sperdossi, sulla sponda sinistra del lago di Santa Giustina, a 720 metri sul livello del mare. Sono solo 1911 metri quadri di vigna a spalliera. Un niente che rappresenta tanto. Perché quella vigna ha un’età media di centoventi anni e ha seguitato imperterrita a fare uva per più di un secolo fregandosene perfino della fillossera, perché sta su un suolo di sabbia e di ghiaia, e lì la fillossera non attacca. Si chiama El Zeremia, quel vigneto. Lorenzo Zadra dice così: “El Zeremia è un vigneto storico, di proprietà della mia famiglia, coltivato da più di un secolo a Groppello di Revò. Fu mio padre Augusto che, nel 1911 dopo averlo ereditato da nonno Tullio, lo prese in cura e lo fece diventare famoso”.

Lo leggo sul catalogo dei Vini Franchi, stampato dalla Proposta Vini di Gianpaolo Girardi, distributore trentino che se da noi esistesse la Legion d’Onore come in Francia, lui l’avrebbe già presa da un bel po’, per la operazioni straordinarie che ha fatto e sta facendo nella valorizzazione dei vini “marginali”, e invece da noi chi si impegna a preservare la cultura – sì, la cultura – del vino (e dei cibi) non assurge alla gloria, a meno che frequenti i salotti televisivi. Adesso ha inventato, appunto, questo marchio dei Vini Franchi, che indica i vini che vengono da vigne vecchissime, franche di piede, mai innestate su ceppi americani. Vigne che reggono il tempo e fanno la loro vita, e “le vigne innestate sono invece a tempo: durano 20-30 anni, qualcuna di più, ma poco” (questa cosa è scritta nel fascicolo di cui dicevo). Vedete che sono proprio monumenti?

Il primo che sentirò dire che questo Groppello di Revò l’ha “degustato” andrò a trovarlo per dirgliene quattro, perché – insisto – questo è un vino per il quale il verbo giusto è un solo: bere. Qui, oltretutto, si beve la storia.

Vigneti delle Dolomiti Groppello di Revò 2018 El Zeremia di Lorenzo Zadra
(senza voto, perché vini così non si possono classificare con un voto; si devono bere e basta, e vale la pena berli, davvero)


Scrivi un commento

2 comments

  1. salvatore Rispondi

    e come si fà per assaggiarlo?

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Non è difficile trovarlo in vendita on line.
      Il produttore lo vende nello shop del suo sito internet http://www.elzeremia.it.
      C’è poi su Tannico e su altri ecommerce.