E basta con ‘sta annata eccezionale!

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Dico che siamo proprio messi male con la comunicazione del vino, in Italia, se dei produttori, e un’associazione intiera di vignaioli, son costretti a dichiarare quel che dovrebbe essere ovvio, ossia che l’annata si giudica solo dopo che il vino è fatto. “Non vogliamo polemizzare – ha infatti dichiarato in un comunicato Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti -, semplicemente troviamo sterile impegnare tempo ed energie per fare delle previsioni quando ancora tante variabili restano aperte”. Aggiungendo: “Noi continuiamo, giorno per giorno, a fare il nostro mestiere di vignaioli. Le considerazioni sull’annata le faremo quando avremo portato l’uva in cantina. Solo allora avremo basi certe su cui ragionare e potremo, se sarà il caso, parlare di annata eccellente”.
Ovvio, si potrebbe dire. Ma ovvio purtroppo non è, perché invece osservo che, come ogni anno – perfino l’anno passato! – si sprecano le previsioni proprio di “annata eccellente”. Per esempio, e cito solo un caso, ma è un caso rilevante trattandosi di una delle denominazioni italiane più note, al Consorzio del Brunello di Montalcino, il termine “eccezionale” l’hanno già tirato in ballo. Lo leggo su Montalcinonews. Il presidente del Consorzio del Brunello dice che “valutando l’andamento climatico di questi ultimi mesi, possiamo affermare che le premesse perchè la prossima vendemmia si trasformi in una annata di Brunello eccezionale ci sono tutte”. Anche se poi attenua un po’ l’entusiasmo ammettendo che “in campagna è il meteo ad avere l’ultima parola, quindi non è il caso di sbilanciarsi fino a raccolta terminata”.
Ecco, sì, lasciamo che la raccolta sia terminata, e che magari siano anche terminati la fermentazione, la vinificazione, l’affinamento, e che il vino si in bottiglia. Allora, solo allora potremo dire com’è l’annata, e nel caso di taluni vini ci vogliono dunque anni. Anni! Oggi è un po’ prestino, non vi pare?


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