Aiuto, il vino si sta birrificando

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Ecco, questa cosa che si voglia “birrificare” il vino mi spaventa un po’. Anzi, togliamo un po’: mi spaventa proprio. Mi riferisco a quel che ha dichiarato l’amministratore delegato della Union Wine Company, Ryan Harms, in un’intervista che ha rilasciato a Cathy Huyghe per Forbes. “We talk about the ‘beerification’ of wine”, dice lui. Ossia, “parliamo di ‘birrificazione’ del vino”. Il vino in lattina, s’intende, perché l’azienda è uno dei leader del vino confezionato nel bussolotto di alluminio, che nel loro caso va sotto il marchio Underwood. È la novità del “wine in a can”, bellezza, e i numeri delle vendite continuano a crescere.
Si parla di “birrificazione” perché si tende a emulare il mondo brassicolo. “Se si guarda all’industria della birra artigianale e alla stagionalità dell’offerta per la quale sono certamente note le birrerie artigianali – dice Harms -, il vino stagionale in lattina è un interessante modo di darvi seguito”.
Beerifying The Wine Industry: Lessons From Wine In A Can” è, non a caso, il titolo dell’articolo comparso su Forbes.
Insomma, per attrarre i bevitori di birra, il vino deve seguirne i canoni. In lattina.
Sotto il profilo industriale la cosa può funzionare. I numeri, dicevo, dimostrano che, sì, funziona. Invece sotto il profilo culturale – dico io – proprio no, e per chi ritiene che il vino sia anche cultura questa della birrificazione del consumo del vino non mi pare una buona notizia. Ma come dice Cathy Huyghe, “certo, puoi storcere il naso nei confronti del vino che arriva dentro a una lattina. Ma in questo modo ti saresti perso una categoria in considerevole crescita nell’ambito dell’industria vinicola”.


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