I grandi rossi bordolesi del Domaine Clarence Dillon

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Fondato nel 1935, il Domaine Clarence Dillon è uno dei più prestigiosi gruppi vitivinicoli di Bordeaux. La società comprende tra l’altro Château Haut-Brion (Premier cru classés del 1855), la Mission Haut-Brion, Quintus, oltre che altri brands prodotti in qualità di négociant. La proprietà risale al principe Robert de Luxembourg, e comprende anche una maison storica a Parigi che ospita un ristorante bi-stellato e una enoteca di prestigio.

Ho avuto modo e fortuna di assaggiare i vini di un cofanetto da collezione estremamente lussuoso che raggruppa i principali rossi della casa nell’annata 2016. Queste le mie impressioni.

Saint-Émilion Grand Cru Château Quintus 2016. Vino di classe, legno utilizzato con sapienza anche se mi sembra quasi un vino più internazionale che di terroir. Palato pronto con note vegetali e di tabacco e spezie. Direi che dovrebbe essere bevuto entro dieci anni al massimo. (88/100)

Pessac-Léognan La Chapelle de la Mission Haut-Brion 2016. Un secondo vino di spessore, dominato dai frutti rossi e rifinito da note di spezie, fiori, tabacco e caffè. Un insieme intrigante e fine, lungo e raffinato, vivace e capace di andare avanti a lungo. 91/100

Pessac-Léognan La Clarence de Haut-Brion 2016. Più austero e terroso, ha anche più freschezza. Si sente la celebre nota fumé, accanto a note speziate di pepe nero e tabacco. Maggiore concentrazione al palato che resta nel territorio dell’eleganza. Eccellente e molto lungo. (92/100)

Pessac-Léognan La Mission Haut-Brion 2016. È considerato uno dei millesimi più rappresentativi e il migliore degli ultimi decenni, salvo vedere come vanno quelli successivi. Mi è parso il vino più chiuso della serie. Il frutto è scuro, nero, tra il minerale e il terroso, con odori di tabacco, spezie, ferro. L’impressione è che si tratti di un vino ancora lontanissimo dalla sua vera espressione. Massa tannica imponente, ma di classe e senza nessuna sensazione asciugante. Nota di agrumi che conferisce allungo e freschezza. Serve tanta pazienza. (94/100)

Pessac-Léognan Haut-Brion 2016. La percentuale di merlot è nettamente superiore a quella che si trova nelle vigne, che arriva al 45%. Qui invece ne troviamo un 56%, che si associa a un 37,5% di cabernet sauvignon e un 6,5% di cabernet franc. Anche questo è piuttosto reticente anche se un pelino più disponibile. Il tocco fumé si abbina alle note minerali del cabernet sauvignon, seguite da tabacco, spezie, agrumi e frutta. La dimensione del palato è ancora più importante, con una sensazione di raffinatezza superiore. Il tannino ha un impatto diverso, meno solido e più sfumato. Ha un profilo più sottile ed elegante, con un potenziale di evoluzione che supera i trent’anni, per i fortunati che potranno verificarlo. (96/100)

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