Fa vino sull’isola d’Elba, ma l’ho incontrato a Verona perché lui è veronese. Si chiama Carlo Ederle. All’Elba la sua famiglia possiede la Tenuta delle Ripalte dalla fine degli anni Settanta, da quando cioè la rilevò assieme, allora, ad altri soci. Sono quattrocentocinquanta ettari, ma solo in piccola parte vitati: la stragrande maggioranza è pura macchia mediterranea. Incolta.
Di per sé, la tenuta ha un’origine abbastanza remota: l’aveva fondata, già nell’Ottocento, l’imprenditore italo-svizzero Oscar Tobler, celebrato professore di agronomia e proprietario di un vasto patrimonio immobiliare e agricolo, che aveva unificato vari piccoli appezzamenti e ci aveva fatto costruire la villa padronale. Inoltre, a dire il vero, quando gli Ederle e i loro affiliati la acquisirono, pensavano più a un progetto turistico che a un assetto viticolo. Infatti, alle Ripalte c’è un resort. Il vino è arrivato dopo, negli anni Duemila, quando Piero Ederle, ripiantate un po’ di vigne, coinvolse Piermario Meletti Cavallari, fondatore della cantina Grattamacco a Bolgheri.
Meletti Cavallari, che aveva sempre avuto un debole per una varietà marginale come quella dell’aleatico, propose di riportarne in vita i vigneti storici, nonché di realizzare una cantina all’avanguardia, la cui progettazione fu affidata all’architetto Tobia Scarpa. Insomma, era un vertice di professionalità, orientato a dar vita a un’impresa che oggi appare temeraria: produrre l’Aleatico passito. Temeraria, intendo, perché il passito è difficilissimo da vendere. La gente non beve più vini dolci, li disconosce, ed è un gran peccato, dato che in Italia ne abbiamo di straordinari. Ad accentuare le difficoltà del mercato ci si mise anche la crisi economico-finanziaria del 2008, quella innescata dal crollo dei mutui subprime. Insomma, le preoccupazioni non erano poche. “Allora – mi racconta Carlo – decidemmo di inserire delle altre referenze, dei bianchi a base prevalentemente di vermentino e dei rossi a base soprattutto di alicante. Sono comunque tutte varietà mediterranee, perché per noi il vino dell’Elba deve avere un sapore mediterraneo”. Le rese sono assai basse: “Non può essere altrimenti – spiega Carlo – per via dei suoli impegnativi, del clima arido e della totale impossibilità di irrigare, dato che manca l’acqua”.
I vini della Tenuta delle Ripalte li ho assaggiati tutti. Si è cominciato con un vino che mi ha sorpreso, ed è da quello che inizio anch’io l’illustrazione delle etichette, “in ordine di apparizione”, come si diceva nei titoli di coda dei film di una volta.
Vino Spumante Rosato Brut. Eccolo qua, il vino inaspettato: un rosato spumante fatto con le uve di aleatico. “Lo spumante – dice Carlo Ederle – non appartiene alla tradizione dell’Elba, ma dato che le vendite dell’Aleatico passito erano ferme e il mondo voleva le bollicine, nel 2014 abbiamo provato a farlo. La cosa più veloce era usare il metodo Charmat. Ne uscì un prodotto interessante, che oltretutto ci consentiva di anticipare il momento dell’immissione sul mercato di un vino a base di aleatico e di spostarne il consumo dal fine pasto all’aperitivo”. Il vino è decisamente accattivante, ha il fruttino di bosco e gli agrumi, nonché un sorso salatino che lo rende perfettamente estivo. (88/100)
Costa Toscana Rosato 2024. E questo è il Rosato “fermo”, sempre fatto con l’aleatico. Il bouquet è interessantissimo: resina di pino (è davvero molto resinoso), frutti rustici (corniolo, corbezzolo, bacche di rosa canina), mela annurca, una insolita vena di affumicato. Viene “ripassato” sulle vinacce dell’Aleatico passito. Geniale. Azzardo un punteggio consistente. (90/100)
Costa Toscana Vermentino 2024. Un vino semplice, da cucina estiva. Il sorso è marino. Il profumo ricorda l’ananas e il limone verde. Il vermentino è “aiutato” da un saldo di petit manseng. (80/100)
Costa Toscana Vermentino Bianco Mediterreano 2022. Qui invece il saldo è di fiano e un terzo del vino affina in legno. Il vino ha un solo limite, quello di essere ancora giovanissimo. Sapido, succoso, citrino, dritto, austero. Promette una bella evoluzione nel vetro. Sarebbe bello averne una bottiglia magnum, da far invecchiare. (88+/100)
Costa Toscana Rosso 2024. Alicante più un saldo di carignano. Semplice come il suo fratello bianco. Macchia mediterranea e fruttino. (80/100)
Costa Toscana Alicante Rosso Mediterraneo 2022. E qui, come nel bianco affinato rispetto a quello più immediato, facciamo un salto in avanti. Un rosso pacato, pensoso, salatissimo, denso di macchia mediterranea, di afrori di sottobosco, di radice, di corteccia; piccantissimo. Si affina in tonneau. Bella prova. (90/100)
Aleatico Passito dell’Eba Alea Ludendo 2022. E finalmente l’Aleatico Passito. Il sorso è molto gradevole con quella mela succosissima, quella caramellina inglese alla mora e tutto quel sale. È la salinità stessa che tiene a bada la dolcezza (ci sono centotrenta grammi di zucchero per litro). Solo l’alcol è un po’ sopra le righe: i quindici gradi si avvertono, ed è un peccato. Io lo farei invecchiare ancora un po’, e poi lo metterei su un piatto di selvaggina. (87/100)


