Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges sosteneva che i libri classici sono quelli “che tutti li abbiamo letti senza l’ozioso iter preliminare di aprire il volume e di passare da una pagina all’altra”. Lo scriveva in una riflessione che è stata da poco ripubblicata da Adelphi tra i “Testi ritrovati”, e si riferiva, in particolare, alla “Divina commedia”, ma potremmo dire la stessa cosa dell'”Odissea”, oppure dei “Promessi sposi”, testi di cui tutti conosciamo più o meno il contenuto, ma che raramente abbiamo letto fuori dalle aule scolastiche.
Si può fare un ragionamento analogo per alcuni vini, che sono definibili anch’essi come dei classici. Sono ammantati da una tale notorietà da far sì che i bevitori diano per acquisita in via definitiva la loro conoscenza, salvo non averne bevuto nemmeno un sorso da molti anni.
Il parallelo mi è venuto alla mente quand’ho ricevuto la notizia dell’uscita sul mercato dell’annata 2023 del Nozze d’Oro della Tenuta Regaleali, il vino bianco da invecchiamento che venne presentato per la prima volta dal conte Giuseppe Tasca d’Almerita esattamente quarant’anni fa, il 3 giugno 1985, per celebrare il cinquantesimo anniversario di matrimonio con la moglie Franca. Quel vino l’avevo bevuto alcune volte negli anni Novanta e nei primi anni Duemila, per poi perderne a lungo le tracce. Ho dunque voluto ritrovarlo, così come, di recente – sarà effetto dell’età – mi sono messo a leggere una versione moderna dell'”Iliade” e una riedizione del “Decameron”. Ne ho ricavata la percezione di un vino fuori dal tempo, così come, del resto, lo pensò l’ideatore, che intendeva “riprodurre il Regaleali della mia prima giovinezza e, magari, quello dei menu di mia bisnonna”, tramite la composizione un uvaggio che all’epoca – mi permetto di affermarlo – poteva apparire ad alcuni quasi scandaloso, unendo l’inzolia siciliana col sauvignon francese, ancorché d’un biotipo locale, l’una per dare struttura e prospettiva di longevità, l’altro per la freschezza e gli aromi.
Ho parlato di scandalo perché in quegli anni il sauvignon era un vitigno ancora privo della vasta popolarità di cui gode oggigiorno, e vigeva addirittura, in una parte della ristorazione, la regola non scritta – ne sono testimone – di evitare di farne scorta eccessiva, a pena d’invenduto. Erano in voga, infatti, dei bianchi color carta, che poco offrivano in termini di complessità, e i primi moti di rinnovamento viticolo ed enologico vennero solo un paio di anni dopo, sotto pressione della grande crisi dell’86. Pertanto, l’intuizione di Tasca d’Almerita fu visionaria e del tutto propizia, giacché diede origine a un vino bianco tra i più significativi d’Italia; vorrei dire un prototipo e un caposcuola di quell’idea dei grandi vini bianchi italiani da affinamento, che purtroppo è tuttora un disegno labile, e spero invece possa presto diventare patrimonio collettivo. Chi volesse approfondirne il senso, beva queste Nozze d’Oro del 2023, e vi troverà finezza stilistica e purezza espressiva. Di più, vorrei dire che vi trova la Sicilia, per via di quella luce che sembra irradiarsi dal calice, e del profumo che sa di zagara e d’erbe.
Le uve di questo Nozze d’Oro vengono da due distinte parcelle della Tenuta. L’inzolia fruttifica nella vigna Barbabietole, impiantata nel 1966 a cinquecento metri d’altitudine, mentre il sauvignon della variante detta Tasca è della vigna Santa Tea, che sta tra i 650 e i 680 metri sul livello del mare. Le vendemmie e le vinificazioni si tengono in via separata, però sempre in acciaio, con successivo assemblaggio in primavera, senza che si dia luogo alla fermentazione malolattica, con lo scopo di preservare l’irruenza salata del sorso.
La si può acquistare on line, quest’interpretazione del 2023, intorno ai 28 euro a bottiglia, ed è un ottimo acquisto per chi intenda comprendere che cosa sia la classicità del vino bianco italiano. Ne possiedo una seconda bottiglia, che intenderei stoccare nel buio della mia cantina, per berla fra alcuni anni, quando il vino si sarà fatto ancora più articolato, se solo saprò resistere alla tentazione. Dubito, tuttavia, che riuscirò, perché mi risuona un richiamo che è simile al canto delle sirene. I grandi classici, quando ci prendi confidenza, non ne puoi più fare a meno.
Sicilia Nozze d’Oro 2023 Tenuta Regaleali
(96/100)


