Grazie al cielo, nel mondo del vino c’è ancora spazio per il romanticismo. Non so come si potrebbe spiegare, altrimenti, l’esistenza di una giovane cantina che fa esclusivamente vini dolci
La cantina è quella di Andreas Evangelou e sta a Cipro, nella località di Agios Konstantinos, ma io ne ho incontrato i vini a Firenze, nel corso di una manifestazione bellissima e romantica anch’essa, il Greek Wine Day. Sul suo tavolo c’erano solo due bottigline da mezzo litro, entrambe di vino dolce. Il vino era stato versato a prendere aria dentro a due decanter. Gli ho chiesto come mai facesse solo vini dolci, e la risposta mi ha spiazzato: “Facciamo solo vini dolci perché da noi si sono sempre fatti solo quelli e dove abbiamo le vigne fa caldo e non possiamo irrigare, così le uve, comunque, concentrano molto zucchero“. Alla mia successiva obiezione in merito al fatto che i vini dolci non vivono di certo un momento di grande popolarità, è arrivata questa serena ammissione: “È vero, venderli è difficile, ma a noi piacciono“. Risposte come queste mi commuovono. Significano che c’è un’identità molto forte. Mi vengono in mente le parole che sentii rivolgere qualche anno fa da Carlin Petrini a una platea di vignaioli: “Fate il vino come piace a voi”. Alla cantina Evangelou fanno esattamente così.
I due vini appartengono alla denominazione Commandaria, che è anche il nome della regione. Da disciplinare, le uve vengono fatte appassire al sole. Pare che si produca così da otto secoli prima di Cristo. Le uve ammesse sono xynisteri, bianca, e mavro, rossa. I due Commandaria di Evangelou sono entrambi fatti con lo xynisteri, e l’uva proviene da vigneti situati fra gli 820 e i 920 metri sul livello del mare, sulle pendici del monte Papoutsa. La coltivazione è biologica dal 2021, vale a dire da poco dopo la nascita della cantina, avvenuta nel 2018. Però Andreas Evangelou proviene da una famiglia di contadini, che conta quattro generazioni di viticoltori. Lui la viticoltura l’ha studiata all’Aristotle University di Thessaloniki. In vigna fa viticoltura di precisione, utilizzando i droni.
Adesso dico dei vini. Entrambi fanno fermentazione spontanea con lieviti indigeni e imbottigliamento senza filtrazione. La gradazione alcolica è, per tutti e due, dell’undici per cento. Non so quanto sia lo zucchero residuo, ma è parecchio. Però i vini sono tutt’altro che stucchevoli.
Commandaria 2021. Dorato nel colore, è dolce, certo, e sa di miele di acacia, di datteri, di fichi secchi, di caramello salato, ma a dare ulteriore ampiezza si aggiunge una nota del tutto inattesa di colatura di alici e una vena sottile di idrocarburi, che si innestano su crescendo speccatissimo di florealità. (89/100)
Commandaria 2018. La tinta è del colore dell’ambra. Il sorso è denso di miele di castagno, di pasta di mandorle, dello zucchero che stilla dai fichi stramaturi. Sa poi di confettura di cotogne, di cedro candito, di pesca gialla molto matura. È un vino posato, riflessivo, direi perfino filosofico. Ti invita a tempi lenti. (90/100)

