Desprizziamoci!

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C’è chi sostiene che tra le cause dell’attuale difficoltà del vino sul mercato italiano ed estero ci sia il fatto che i giovani, al posto del vino, bevono cocktail. Sai che novità! Quand’ero giovane – e da allora sono passati quasi cinquant’anni -, nel mio paesino della provincia veronese anch’io bevevo cocktail invece che vino, solo che i miei amici e io non li chiamavamo cocktail, perché i cocktail non sapevamo che cosa fossero, o tutt’al più ne avevamo sentito parlare nei film americani. Cosicché, la domenica, dopo la messa, mi trovavo con loro al bar accanto alla parrocchiale e bevevo il bianco con l’amaro, ossia vino bianco fermo tagliato con una spruzzata di Cynar o di un qualunque altro amaro nero, cui veniva aggiunta una scorzetta di limone. Oppure chiedevamo lo sprizzato, che era fatto col vino bianco fermo, l’acqua gassata fredda e la scorza di limone. Si noterà che entrambi i cocktail della mia gioventù erano fatti col vino fermo, non con lo spumante, men che meno col Prosecco, che mezzo secolo fa era poco diffuso. Non c’era traccia dell’Aperol spritz arancione, che adesso furoreggia ovunque, in lungo e in largo per l’Italia e anche all’estero.

Di questa faccenda che in Italia ormai si beve spritz arancione dappertutto si è lamentato Robert Camuto in un articolo che ha appena scritto per la rivista americana Wine Spectator. Il titolo è assai provocatorio, quasi da terremoto: “Blowing Up the Spritz“, che grosso modo significa “facciamo saltare lo spritz”. “Quando viaggiamo attraverso un paese così vario com’è l’Italia, dove si possono trovare dei grandi vini in ogni regione – scrive -, perché mai dovremmo bere dappertutto lo stesso generico cocktail a base di Prosecco, perfino sulla Costiera Amalfitana, in Puglia o in Sicilia?” Peraltro, la risposta all’interrogativo, Camuto se la dà già nel sottotitolo del pezzo: “L’Italia e il mondo hanno bisogno di più cocktail locali e base di vino”. Credo che abbia ragione.

In realtà, dico io, nell’ultimo decennio qualcuno in Italia qui e là ci ha provato a proporre dei cocktail a base di vino, diversi dallo spritz. A mettere in atto il tentativo sono stati soprattutto dei barman, da soli o associati, e anche dei consorzi di tutela. Il problema è che, salvo qualche, picciola, rara e lodevole eccezione, i primi a non crederci sono stati i produttori, Prosecco a parte ovviamente. Il fatto è che nel tempo è andata costituendosi un’idea così – come dire – “sacrale” del vino, al punto che sembra quasi una bestemmia offrire, a chi visita la cantina, il proprio vino tagliato in un cocktail. È rarissimo che si ci veda una leva potenziale di marketing. Purtroppo, quello del vino è un mondo fermo, troppo spesso intriso di luoghi comuni e di pregiudizi. Però, magari, sono gli stessi vignaioli che, d’estate, quando fuori ci sono quaranta gradi, si fanno il loro bel bicchierone di sprizzato con l’acqua frizzante, il limone e una foglia di mentuccia e se lo bevono di gusto. Proporne un po’ al visitatore no, vero? Scommetto che se lo facessero, magari in forma scanzonata, venderebbero qualche bella scatola di vino in più. Magari soprattutto ai giovani.

“Una cosa – dice Camuto – è lamentarsi del fatto che ai giovani non piaccia il vino. Un’altra è essere creativi e fare qualcosa al riguardo. E abbiamo bisogno di più creatività. Quindi, lancio una sfida a sommelier, baristi e produttori: decostruiamo lo spritz e reinventiamolo ovunque, a partire dall’Italia, che è pazza per gli aperitivi. Facciamolo saltare nel nome del vino”.

Bella sfida, che sostengo, e rilancio. Leggete il suo articolo, pensateci, e magari, se avete voglia, fate sapere a me e a lui che cosa ne pensate. Lui lo trovate anche su Facebook.

(Comunque, nei bar veneti fuori dal via vai dei turisti, perfino nei posti periferici delle città d’arte, lo sprizzato, economico, si fa ancora, e qualche volta si chiama spritz bianco. Insomma, resiste, nonostante tutto, e i giovani lo bevono. Soprattutto gli studenti fuori sede, che soldi in tasca per il vino o per i cocktail costosi non ne hanno abbastanza.)

(A me il vino con l’acqua, come gusto, non piace. O bevo il vino, o bevo l’acqua. Però ci sono tantissime persone a cui piace, e allora perché non farlo?)