Un Enantio del 2005, ed è tuttora un gran bel vino

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L’estate del 2008 fu l’ultima nella quale ebbi occasione di assaggiare insieme con il team veneto della guida dei Vini d’Italia del Gambero Rosso, che era ancora coedita con Slow Food. Quell’anno fui particolarmente impressionato da un vino rosso della Terra dei Forti, ossia di quel pezzo di valle dell’Adige che sta al confine tra Veneto e Trentino, tant’è che andai fin su a Belluno Veronese e ne acquistai una scatola da sei bottiglie e anche una magnum. Sulla guida quel vino ebbe i due bicchieri, ma io allora lo consideravo meritevole di maggior valutazione, perfino la più alta. Ora ho avuto modo di stappare una delle bottiglie di quella cassa che acquistai (e che, dimezzata, era smarrita in fondo alla cantina) e ho ricevuto una conferma della mia impressione di allora, e cioè che si trattava di un gran bel vino rosso.

Il vino in questione è fatto con l’uva dell’enantio, nome difficilmente pronunciabile per chi non sappia che è latino, e che dunque la ti davanti alla i si pronuncia zeta, e pertanto enantio suona enànzio. In verità è un’antica vite labrusca (o lambrusca) a foglia frastagliata, da non confondersi con le varietà di lambrusco di area padana, e dà rossi spesso un po’ selvatici e tannici, tipicamente “italiani”, nel senso che non hanno proprio nulla da spartire con i caratteri dei vini tratti dalle varietà che si usano definire come “internazionali” (se dovessi cercare qualche affinità, giusto per dare un’idea di massima di com’è il vino, potrei dirvi di pensare a un Ovada, ma più veneto nell’acidità spiccata). Il produttore è Roeno, l’azienda della damiglia Fugatti, che di lì a qualche anno avrebbe incominciato a essere tribicchierata per un vino dolce, il Cristina, e poi per il Riesling.

Cenere, incenso, torba, frutti neri di sottobosco e di siepe, fiori essiccati, speziatura di noce moscata e cannella e un che di pepe bianco, tamarindo, carruba. C’è parecchia complessità negli aromi che ho ritrovato, e c’è una freschezza che tiene l’acolicità in ideale equilibrio, e c’è anche rusticità austera. Ne ho ancora un paio di bottiglie, posso attenderle altri anni.

Valdadige Terra dei Forti Enantio 2005 Roeno
(90/100)


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2 comments

  1. Angelo Rossi Rispondi

    Grazie Omonimo, per questo tuo commento sull’Enantio. Conferma anche la mia convinzione: meriterebbe di più.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Grazie a te, Angelo.