Quando ti fanno provare l’olio nella palettina a pesce

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Raccontavo nei giorni scorsi di quanto ha fatto Diego Soracco per cercare di costruire una nuova forma di comunicazione dell’olio extravergine di oliva, nel tentativo di far crescere l’interesse verso le produzioni qualitative, territoriali, autentiche. Dicevo anche che la sua – e la mia che feci parte dell’avventura – rischiava di essere una battaglia persa in partenza, ma che andava almeno tentata. Purtroppo è stata persa davvero.

Lo dico perché sono uscito provato da una recente degustazione guidata, cui sono stato invitato. In assaggio c’erano due oli. La narrazione era affidata al sommelier di un ristorante che fa una cucina che ho sempre apprezzato.

Ebbene, i due oli ci sono stati serviti in maniera impropria, per nulla salvaguardati dall’ossigeno, nemico giurato dell’extravergine. Soprattutto uno dei due, in una specie di palettina di plastica a forma di pesce, “per far aprire i profumi dell’olio”, ci è stato detto. Macché far uscire i profumi, in quella maniera l’olio lo si fa ossidare. Infatti, l’esito dell’assaggio è stato tutt’altro che positivo.

Ecco, se anche il sommelier di un ristorante che io giudico tra i più interessanti fra gli “emergenti” italiani ha un approccio del genere all’olio extravergine d’oliva, vuol dire che Diego e io e tutti quelli che hanno provato a far cultura dell’olio abbiamo perso la nostra battaglia.


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1 comment

  1. Mauro Pasquali Rispondi

    Il mondo dell’olio deve ancora fare tanta strada. Soprattutto deve scrollarsi di dosso finti professionisti che solo perché hanno una spilla appuntata sul bavero della giacca e una certa competenza nel mondo del vino, pensano di poter dire la loro anche sull’olio. Tanto sono liquidi ambedue…
    Il problema di fondo è la scarsa (o, meglio, pressoché nulla) conoscenza dell’olio extravergine di oliva a tutti i livelli: ristoratori, sommelier, consumatori. Qui devono entrare in gioco (e giocare duro) persone come te, Angelo, come tanti altri bravi esperti e divulgatori. Io non credo che la battaglia sia persa. Lunga e difficile, questo sì. Ma non persa. Se non altro per rispetto di quanto (tanto) Diego aveva fatto.